La macchina delle tasse riprende

Conto Corrente
dal 1° settembre pignorano i soldi. Ecco come
Roma, 30.08.2021 trendonline - L’Agenzia delle Entrate – Riscossione riparte con il pignoramento del conto corrente, a rischio stipendi e pensioni. La macchina delle tasse riprendere l’ingiunzione fiscale nell’indifferenza assoluta di uno Stato impegnato a stringere su altri fronti. Che tu sia una partita IVA, pensionato, lavoratore pubblico o privato non importa, dal 1° settembre rischi il pignoramento del conto corrente. Stipendi, pensioni e risparmi del conto corrente minacciati dai mancati incassi della Riscossione. Per milioni di contribuenti dalle prossime settimane si avvicina l’incubo delle ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. La ripresa dell’attività dell’ex Equitalia riavvia il nastro della riscossione coattiva interrotto a marzo 2020.
L’Agenzia delle Entrate – Riscossione riparte con il pignoramento del conto corrente, a rischio stipendi e pensioni. La macchina delle tasse riprendere l’ingiunzione fiscale nell’indifferenza assoluta di uno Stato impegnato a stringere su altri fronti. Che tu sia una partita IVA, pensionato, lavoratore pubblico o privato non importa, dal 1° settembre rischi il pignoramento del conto corrente.
Stipendi, pensioni e risparmi del conto corrente minacciati dai mancati incassi della Riscossione. Per milioni di contribuenti dalle prossime settimane si avvicina l’incubo delle ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. La ripresa dell’attività dell’ex Equitalia riavvia il nastro della riscossione coattiva interrotto a marzo 2020. La verità è che le procedure esecutive avviate dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione prevedono l’azione di pignoramento dei beni mobili o immobili, senza escludere i risparmi presenti sul conto corrente, né tantomeno stipendi e pensioni. L’espropriazione forzata viene anticipata dalla notifica emessa dalla Riscossione della cartella esattoriale minimo un anno prima.
Dall’intimazione di pagamento il contribuente dispone di un periodo temporale di 5 giorni per pagare l’importo oggetto ingiunzione. In ogni caso, può disporre una richiesta di rateizzazione delle somme a debito o presentare una sospensione legale.
Dal 1° settembre 2021 (salvo proroga) riprende in tutto il suo vigore l’Agenzia delle Entrate - Riscossione, procedendo con la notifica delle nuove cartelle di pagamento costipate nei cassetti per l’effetto dei provvedimenti di fermo. Non solo.
Partono gli avvisi di accertamento esecutivo, nonché di addebito INPS, i pignoramenti delle cartelle oggetto della sospensione e si riattivano le procedure cautelari del fermo amministrativo, nonché ipoteche. In tutto questo, si ripristinano le verifiche della Pubblica Amministrazione per i pagamenti del valore maggiore di 5.000 euro. In presenza di debiti erariali, viene fermato il pagamento sino al recupero dell’importo dovuto.
L’ex Equitalia stringe il nodo pignorando il conto corrente, stipendi e pensioni
Come è ben noto la norma che ha bloccato l’attività dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione è stata emanata dall’ex Governo Conte l’8 marzo 2020 nel Cura Italia. Poi, dopo un susseguirsi di proroghe sul fermo dell’attività di riscossione si è giunti all’ultimo termine di scadenza fissato nella data del 31 agosto 2021.
In assenza di ulteriori interventi non ripartono solo le cartelle esattoriali dormienti, ma anche i pignoramenti, fermi amministrativi e le verifiche della Pubblica amministrazione per le fatture con valore maggiore di 5.000 euro.
Tanto per cominciare la sospensione della riscossione coattiva delle entrate riguarda all’incirca 60 milioni di atti. Il tutto notificato in modo graduale dando precedenza agli atti prossimi alla scadenza. In un calvario in cui tutti coloro che dalla data dell’8 marzo 2020 reggevano sulle spalle un malloppo di debiti scaduti saranno investiti nell’immediato dagli atti di pignoramento su conto corrente, stipendi e pensioni. Mentre, sarà più facile la vita per coloro che nel medesimo periodo temporale si confrontavano con delle rate da versare. Infatti, per quest’ultimi contribuenti è prevista una ripresa “fiacca”, specie in considerazione che le ultime scadenze sono fissate per il 30 settembre 2021. Nel merito, va detto, che i versamenti sulle cartelle esattoriali relative al periodo temporale dall’8 marzo 2020 e sino alla data del 31 agosto 2021 possono essere regolarizzate in un’unica tranche o rateizzate. Si ricorda, infine che per quest’ultima ipotesi la richiesta della rateizzazione del pagamento delle cartelle esattoriali va presentata entro la data del 30 settembre 2021.
Espropriazione forzata sul conto corrente cosa cambia e per chi?
Quando il creditore è rappresentato da una società finanziaria, oppure è un fornitore o da un terzo soggetto per il recupero del credito si procede avviando una procedura esecutiva per ottenere l’appagamento del diritto del creditore.
In pratica, un avvocato predispone l’atto di pignoramento dello stipendio, pensione o conto corrente e procede con la notifica dello stesso a mezzo dell’ufficiale giudiziario, seguendo un iter regolamentato dalla normativa con la presenza di un ordine imposto dal giudice del tribunale. Quest’ultimo dopo la verifica del fascicolo disposto dal creditore ordina al datore di lavoro o alla banca di bloccare una somma di denaro mettendola a disposizione del creditore.
Una procedura che viene completamente saltata dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Infatti, l’Esattore per legge emana la cartella di pagamento provvedendo a iscrivere a ruolo il debito. Spesso, inconsapevolmente, non consideriamo che le cartelle esattoriali sono equiparate a titolo esecutivo. In altre parole, producono a tutti gli effetti di legge le conseguenze di una sentenza, paragonabile alla cambiale o all’assegno.
Nel momento in cui la Riscossione notifica una cartella esattoriale il contribuente può esercitare un’azione di opposizione nei termini di legge. In mancanza di contestazione, se la cartella esattoriale non viene regolarizzata funge da sentenza passata in giudicata. In questo caso l’atto non può essere impugnato, poiché sono decorsi i termini fissati per presentare un ricorso. Si consiglia la visione del video YouTube Video66 sulle cartelle esattoriali e pignoramenti, dal 1° settembre ripartono notifiche.
Occhio all’errore nel pignoramento dello stipendio, pensione e conto corrente
In questo caso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione nomina un Esattore, ossia un funzionario che svolge un ruolo decisivo, ossia notifica il provvedimento di pignoramento del conto corrente, stipendio o pensione. Ricevuto l’atto il contribuente deve regolarizzare la posizione debitoria oggetto del pignoramento entro 60 giorni. Nell’ipotesi in cui, non provvede a versare quanto richiesto dall’Esattore, i soldi bloccati dall’atto finiscono direttamente nel conto corrente indicato dal Fisco.
La verità è che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione detiene un potere supremo, incontrastato sulle procedure esecutive, non avendo la necessità di seguire i passaggi dell’espropriazione forzata presso terzi che prevedono l’udienza di convocazione dinanzi al Tribunale. Tanto per cominciare, manca la verifica operata dal giudice sull’intera procedura dell’espropriazione forzata.
Questo, perché, le procedure esattoriali sono esercitate da un soggetto che opera a mezzo di un ente pubblico che rappresenta lo Stato italiano. Resta la piena trasparenza della procedura che garantisce al contribuente il pieno rispetto delle norme, che permettono a quest’ultimo d'individuare i cavilli per proporre ricorso innanzi al giudice del tribunale.
Ecco, perché la Corte di Cassazione in più occasioni ha spiegato che l’atto di pignoramento emanato dalla Riscossione deve contenere il motivo per cui l’esattore requisisce il denaro dal conto corrente, stipendio o pensione. In assenza di questo piccolo particolare, l’esecuzione forzata può essere impugnata per illecito amministrativo, poiché il pignoramento è illegittimo.
L’ex Equitalia si prepara a pignorare il conto corrente, buste paghe e pensioni
Esistono diverse circostanze che possono portare alla nullità dell’atto di espropriazione forzata del conto corrente, pensioni e stipendi, in particolare:
se l’Agenzia delle Entrate – Riscossione non indicata nell’atto di pignoramento i crediti riferiti alla procedura esecutiva;
se l’atto di pignoramento è carente di nota informativa delle cartelle esattoriali. Se l’Esattore non indica il numero delle cartelle di pagamento scadute e non pagate, sempre riferite alla procedura di espropriazione forzata.
Piccole sottigliezze che sembrano di poco conto, ma che possono schivare un pignoramento sul conto corrente, pensioni e stipendi. D’altra parte, è bene ricordare che la Riscossione opera avviando una procedura generica nella quale emerge solo l’importo del credito.
L’Esattore preme per intimare alla banca di bloccare il denaro oggetto del pignoramento del conto corrente. Riservando lo stesso discorso per il datore di lavoro in presenza di una procedura cautelare con trattenuta dello stipendio.
Non bisogna dimenticare che la nullità del pignoramento promosso dall’Esattore dipende dalla scarsa informazione che emerge dall’atto connessa sia alle caratteristiche del credito che all’individuazione delle cartelle esattoriali.
In presenza di uno di questi elementi, il contribuente può opporsi al titolo esecutivo richiedendo la nullità della procedura con la restituzione delle somme di denaro trattenute indebitamente dal Fisco.
Pignoramento conto corrente, stipendi e pensioni: occhio ai documenti!
Le ombre di dubbio sull’operato della Riscossione sono tante, basti pensare che non sono pochi i contribuenti che spesso ricevono un atto di pignoramento del conto corrente riportante solo l’importo del debito. L’assenza di dati utili non concede la possibilità di risalire alla cartella esattoriale oggetto della procedura esecutiva.
La verità è che un atto così formulato è annullabile come spiegato da diverse sentenze della Corte di Cassazione, ma è altrettanto certo che si pone il contribuente nella posizione di non potersi difendere, non riuscendo a individuare la correttezza della procedura di pignoramento.