La polizia continua a indagare

L’adolescente è fuggita terrorizzata da quell’uomo che era anche armato di uno spaventoso machete

Londra, 09.10.2021 notizie - Violenza e sollievo a Tottenham, nel Regno Unito, dove una 14enne è riuscita a scappare da un 50enne che tentava di rapirla: secondo il concitato racconto dei media locali l’adolescente è fuggita terrorizzata da quell’uomo armato di uno spaventoso machete e lo ha fatto arrestare dopo aver chiamato la polizia locale. A finire in stato di fermo un uomo di 50 anni a cui è contestato anche il possesso del tutto illegale di un’arma da taglio. E di arma spaventosa si tratta: un lungo ed affilato machete militare con una lama di oltre 30 centimetri, brunitura ed elsa con para nocche professionale per i corpo a corpo.

A tottenham una 14enne scappa da un 50enne che voleva adescarla

L’uomo è stato prontamente arrestato dopo aver tentato di fare una cosa che per molti versi appare ancora incomprensibile ed oggetto di accurate indagini da parte degli agenti della polizia cittadina: rapire una ragazza di 14 anni alla fermata dell’autobus. Secondo quanto riportato dai media le pattuglie della polizia sono state allertate per un intervento urgente in High Road, intorno alle 16:45 del 7 ottobre: la segnalazione spiegava che c’era un uomo che si era avvicinato a un adolescente.

I commenti osceni e poi l’invito: 14enne scappa da un 50enne

A quel punto l’aggressore avrebbe iniziato ad indirizzare commenti di sapore osceno verso la ragazza presa di mira e, contestualmente, forse autoeccitandosi nel proferire quelle parole terribili, l’avrebbe “invitata” ad andare con lui. A quel punto la ragazzina, che era ferma in attesa dell’autobus, è scappata ed ha chiamato la polizia. La giovane è illesa, ma è rimasta gravemente turbata da quell’episodio.

L’arresto dopo che una 14enne era scappata da un 50enne armato e pericoloso

Dal canto suo il 50enne è stato individuato e arrestato con l’accusa di tentato rapimento, possesso di arma illegale e, in più dato che era pregiudicato, per mancata comparizione in tribunale. L’uomo è stato ristretto in regime di custodia mentre la polizia continua a indagare sull’accaduto ed ha lanciato un appello ad eventuali testimoni: chi avesse informazioni utili sull’episodio dovrà contattare il numero 101 citando il riferimento CAD 5537/7 ottobre. Lo scopo è chiarire se l’uomo abbia messo in atto ulteriori minacce verso altri cittadini se avessi motivi specifici per prendere di mira la sua vittima.

La scarcerazione è una cosa indegna

Il maggiordomo killer in libertà. L’ira del figlio della contessa: “È ingiusto”

Roma, 09.10.2021 ilgiornale - Il "maggiordomo assassino", così com'è passato in rassegna alla cronaca Manuel Winston Reyes, il killer della contessa Alberica Filo Della Torre, tornerà in libertà il prossimo lunedì 10 ottobre dopo aver scontato 10 anni di carcere. "La scarcerazione è una cosa indegna. E' assurdo che una persona che si è macchiata di un reato così grave possa tornare libero dopo soli 10 anni", ha spiegato all'Agenzia Stampa Ansa il figlio della contessa, Manfredi Filo Della Torre Mattei. Reyes era stato condannato a 16 anni di reclusione il 14 novembre del 2011; la sentenza era diventata definitiva nel 2012.

Il delitto dell’Olgiata

La contessa Alberica Filo Della Torre fu ritrovata senza vita nella sua villa all'Olgiata, un elegante quartiere a Nord di Roma, la sera del 10 luglio 1991. Le indagini iniziali per quello che poi passerà alla memoria della cronaca nera come "il delitto dell'Olgiata", non portano a nulla di fatto. Una serie di errori commessi durante le investigazioni, depistarono gli inquirenti cosicchè la vicenda fu presto archiviata e il killer della nobil donna potè restare a piede libero per lungo tempo. Il caso giunse alla svolta definitiva quando il marito della contessa, il costruttore Pietro Mattei, decise di condurre delle indagini private nel tentativo di stabilire la verità sul drammatico accaduto. Determinante, in tal senso, fu la prova del Dna che incastrò il maggiordomo filippino Manuel Winston Reyes. Dopo aver incassato una condanna a 16 anni di reclusione nel novembre del 2011, il filippino ha potuto beneficiare di una serie di sconti che ne hanno ridotto la pena: da lunedì sarà di nuovo a piede libero.

“Scarcerazione è ingiusta”

"Roma è una città grande ma può essere anche molto piccola. Se mi dovesse capitare di incontrare Manuel Winston Reyes, l'assassino di mia madre, gli farei i complimenti per avere preso per i fondelli tutti. Per essere riuscito a vivere da uomo libero per oltre 20 anni, per essersi fatto una famiglia e avere dato il nome di mia madre a sua figlia". Sono state queste le parole di Manfredi Filo Della Torre Mattei dopo aver appreso la notizia dell'imminente scarcerzione del killer di sua madre.

"La scarcerazione è una cosa indegna - aggiunge -. È assurdo che una persona che si è macchiata di un reato così grave possa tornare libero dopo soli 10 anni e poi ci sono persone che per fattispecie meno drammatiche restano dietro le sbarre per molto più tempo. Va ripensato questo sistema. In questa vicenda, inoltre, si è arrivati ad una verità anche grazie a quanto fatto negli anni da mio padre che non si è mai arreso".

Chiediamo di bocciare il biodigestore

Terra dei Fuochi: centinaia di attivisti in strada contro il biodigestore a Gricignano

Caserta, 09.10.2021 larepubblica - Centinaia di attivisti sono scesi in strada questo pomeriggio per contestare la realizzazione di un biodigestore da 110mila tonnellate di Forsu (rifiuti organici) previsto nella zona industriale di Aversa Nord, nel comune di Gricignano d'Aversa (Caserta).

Gli attivisti del comitato 'No biodigestore', assieme a tante associazioni e alle istituzioni locali, hanno manifestato con un sit-in nella zona Asi, all'esterno di una delle aziende già presenti che deterrebbe, come spiegato dai manifestanti, alcune quote della società che avrebbe richiesto l'impianto.

"Noi chiediamo agli imprenditori di ritirare la richiesta di autorizzazione e alla Regione di bocciare il biodigestore", hanno detto a LaPresse Giovanna Moretti e Francesca Tessitore, del comitato 'No Biodigestore'. Un imperativo chiaro anche in virtù della situazione già drammatica che vive il territorio, al centro della Terra dei fuochi.

Correte a scuola

Napoli, la denuncia di una mamma: "Mio figlio autistico chiuso in palestra dai prof."

Napoli, 09.10.2021 tgcom24 - "A scuola non c'è una figura di supporto e di controllo e così hanno tenuto mio figlio chiuso per ore in palestra, perché non sanno gestirlo". E' la denuncia di una mamma di un ragazzo di 14 anni affetto da disturbo dello spettro autistico e disabilità intellettiva che frequenta la prima media a Castellammare di Stabia (Napoli). Come riporta Il Mattino, dopo la denuncia dei genitori, che dicono di averlo trovato senza vestiti e sporco dei suoi stessi escrementi, sulla vicenda è stata aperta un'inchiesta.

Il caso - Il 30 settembre, alle 11.30, la mamma del ragazzo ha ricevuto una telefonata da parte della cooperativa che si occupa di riaccompagnare il 14enne a casa: "Correte a scuola, vostro figlio è tutto sporco". Mentre raggiungeva l'istituto insieme al marito, le sono arrivate altre due chiamate: una dalla stessa operatrice che la invitava a fare presto e l'altra dalla scuola. I genitori dicono di essere arrivati a scuola e di aver trovato il figlio solo in palestra, senza vestiti e sporco. "Un trattamento che nessun essere vivente dovrebbe ricevere", ha detto la mamma del 14enne. Successivamente, sono intervenuti i carabinieri.

"Il disturbo di Francesco - hanno spiegato i genitori - non incide sui propri bisogni, si fa capire se deve andare in bagno ed è estremamente attento alla sua pulizia. Questo significa che nostro figlio è stato lasciato solo e anche per molto tempo, altrimenti non trova spiegazione come si sia denudato e abbia defecato in giro per la palestra, oltre ad aver mangiato e seminato i resti della merenda sempre nella stessa sala. Avrebbe potuto ferirsi o sentirsi male, lo hanno tenuto chiuso in palestra come un cavallo in una stalla".

La replica della scuola - "Per il ragazzo quest'anno abbiamo attivato 27 ore di sostegno, il massimo e, convinti che un insegnante solo non bastasse, gliene abbiamo messi a disposizione due; in più da lunedì scorso ha ottenuto anche 15 ore di supporto di un'assistente socio sanitaria. Quel giorno l'alunno ha cominciato a spogliarsi da solo più volte, tante quante gli insegnanti provavano a rivestirlo. Ha avuto una crisi ed essendo lui un ragazzo alto 1,90 per 120 kg non si riesce sempre a contenerlo. In palestra viene portato perché ha bisogno di spazi ampi, in classe più volte ha sradicato gli oggetti dai muri. Quando si è denudato per l'ultima volta ha anche fatto i bisogni che poi provava a lanciare contro gli insegnanti presenti. Il dispiacere per l'alunno resta tutto ma noi più che garantire il doppio di orario in frequenza proprio perché consapevoli delle difficoltà non possiamo fare. Siamo di fronte ad un caso che la scuola non riesce ad affrontare, c'è un disagio enorme alla base, che va gestito diversamente", ha spiegato il preside dell'istituto sentito dal Mattino.

Archiviazioni sulle morti nelle Rsa?

Morti nelle RSA, chieste le prime Archiviazioni: ridotte conoscenze scientifiche e scarse risorse.

Torino, 07.10.2021 corrieredellasera - Più dello scudo penale, al momento chiamato in causa in maniera marginale, ha pesato l’impreparazione di fondo davanti alla prima ondata della pandemia, tra le ridotte conoscenze scientifiche del Covid e la scarsità di personale sanitario: sono queste le ragioni che hanno spinto la Procura a chiedere l’archiviazione per quattro inchieste sulle morti nelle Rsa di città e provincia e che, a vario titolo, ipotizzano l’epidemia e l’omicidio colposi.

Una lettura, quella del pool di magistrati coordinati dal Procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo, che potrebbe essere poi applicata a gran parte dei fascicoli aperti a suo tempo per fatti accaduti nei primi mesi del 2020. Dopodiché toccherà al gip decidere, pure davanti alle opposizioni (all’archiviazione) che potrebbero essere sollevate dai legali delle parti offese, i famigliari dei pazienti deceduti. Nella sostanza, dal punto di vista giuridico, la situazione era tale da non poter far ricadere sui vertici e sul personale della Rsa la responsabilità di carattere penale che è, appunto, personale.

Poi certo, le varie inchieste hanno fatto emergere pure alcuni profili di organizzazione lacunosa, e pasticci, ma questo semmai potrà pesare in future cause civili. In altri casi, al momento residuali, ci sarebbe comunque lo scudo penale, introdotto in sede di conversione del decreto legge 44 del 2021, e che prevede la «non punibilità», durante l’emergenza, ai fatti commessi «nell’esercizio di una professione sanitaria». Salvo il caso di colpa grave. Un profilo di colpa, quest’ultimo, che difficilmente potrà essere provato: vista la limitatezza delle conoscenze scientifiche e delle terapie in quel momento; della scarsità delle risorse umane e materiali concretamente disponibili in relazione al numero dei casi da trattare; e constatato il minor grado di esperienza e di conoscenze tecniche possedute dal personale non specializzato impiegato per far fronte all’emergenza. Sostanzialmente gli stessi criteri fatti propri nelle prime richieste di archiviazione appena avanzate dalla Procura.

Oltre alle constatazioni rispetto a quel preciso momento storico, i magistrati hanno considerato anche la giurisprudenza, consolidata anche se non folta, a proposito del reato di epidemia: per il quale si ipotizza una fattispecie commissiva, e non omissiva. Last but non least, non furono fatte le autopsie, sia per la mancanza di un numero sufficiente di locali adeguati sia per la raccomandazione del ministero della Sanità: in quel momento, le operazioni avrebbero innalzato i rischi di altri contagi. Già nel giugno scorso, anche la Procura di Aosta aveva chiesto l’archiviazione di un’indagine su contagi e morti avvenuti in alcune case di riposo della Valle.

Colpevole di essere generoso e anziano

Le Iene tornano a parlare di Carlo Gilardi:

“A breve parola alla Corte di Strasburgo”

Lecco, 06.10.2021 leccotoday - Il noto programma d'Italia 1 ha mostrato un altro lungo servizio sulla vicenda del 90enne docente, da ormai un anno trasferito presso la Rsa "Airoldi&Muzzi" di Lecco

La Iene" tornano a parlare del caso di Carlo Gilardi. La nota trasmissione di approfondimento che va in onda su Italia 1 ha trasmesso un corposo serivizio realizzato da Giovanna "Nina" Palmieri, che fa il punto della situazione che riguarda il 90enne professore, da tempo in pensione, che dalla sua Airuno è stato trasferito, un anno fa, all'interno della Rsa "Airoldi&Muzzi" di Germanedo, rione della città capoluogo.

“Nessuno, fatte pochissime eccezioni, può visitarlo, nemmeno i suoi familiari”, ribadisce la conduttrice. Tra le persone che hanno offerto la loro testimonianza c'è anche Giovanni Colombo, per tanti anni consigliere comunale in forza alla Lega che si è sin da subito mosso per muovere le acque intorno alla vicenda dell'anziano docente, secondo Le Iene “colpevole solo di essere generoso e anziano”. Attualmente è in discussione il ricorso dei parenti alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, mentre prosegue il processo per circonvenzione che vede imputate sette persone.

“In casa di riposo non ci vado”

All'interno del servizio vengono riprosti, dopo essere stati mostrati per la prima volta durante il mese di novembre 2020, gli estratti di alcune registrazioni, sia audio che video, all'interno delle quali Gilardi ribadisce la propria posizione: “In casa di riposo non ci vado”, diventato poi un “voglio andare a casa, ma [dalla casa di riposo] non mi cacciano via”.

Per tutta la prima parte il servizio si snoda tra i filmati registrati durante il 2020, che mostrano un Gilardi battagliero, con tanto di perizia psichiatrica da lui stesso commissionata, contro la decisione di assegnargli l'amministratore di sostegno dopo che aveva scelto di elargire ingenti somme di denaro a degli amici.

Mattia Alfano, avvocato della famiglia, ha parlato di una “serie di riscontri quantomento singolari, immagino autorizzati dal giudice tutelare”, nello specifico dei bonfici partiti dai conti bloccati del docente, “per oltre cinquemila euro, indirizzati dall'avvocato Adriana Lanfranconi”, precedente amministratore di sostegno di Gilardi, o, per diciannovemila euro, “indirizzati ad altri professionisti” lecchesi.

“Serve un accertamento della Procura”, ribadisce Alfano.

“Le persone di legge mi vogliono chiudere in un ospizio per mettermi a tacere”, aveva scritto Gilardi in una lettera affissa all'esterno del portone di casa sua.

“Dieci mesi fa (novembre 2020, ndr) l'amministratrice” Elena Barra, avvocato, “ha confermato che sono al lavoro per farlo tornare velocemente a casa, risistemando l'abitazione di Airuno in cui viveva, ma sulla cartella del ricovero risulta una data di ricovero definitiva.

La verità, e fa male, è che lui è ancora in Rsa”, mentre l'abitazione è abbandonata al proprio destino.

L'avvocato Barra, come ricorda Palmieri, ha scelto di denunciare per diffamazione "Le Iene", rinviate a giudizio per la vicenda.

Il servizio si chiude con la riproposizione dell'intervista realizzata all'ex consigliere Colombo, il tentativo, quasi inutile, della giornalista d'intervistare i dipendenti della Residenza "Airoldi&Muzzi" (“hanno tutti paura di parlarne, vive da sequestrato”), oltre a quello, sempre inutile, di consegnarli un presente.