Il Supervulcano d’Europa può esplodere

Terremoti e Vulcani in Italia dei Campi Flegrei dalla tv svizzera:

«Napoli sarà sepolta sotto 30 metri di cenere»

Pozzuoli, 17.04.2024 corriere - In rete un allarmante documentario sugli effetti di una eruzione nell'area flegrea. Per gli scienziati intervistati sarà catastrofica per tutto il Mezzogiorno

Per Rsi, la tv pubblica svizzera di lingua italiana, non abbiamo scampo: un’eruzione ai Campi Flegrei distruggerà anche Napoli, coprendola sotto trenta metri (sic!) di materiale vulcanico; causerà problemi gravi in tutto il Meridione d’Italia e avrà importanti ripercussioni su buona parte del continente europeo.

Da alcuni giorni circola su YouTube un documentario del canale televisivo elvetico dal titolo quanto mai esplicito: «Napoli, il supervulcano che minaccia l’Europa». Un reportage di 42 minuti e 24 secondi da far tremare i polsi a chi lo guarda e pubblicato il 4 aprile scorso. A partire dalle ricostruzioni animate che mostrano piazza del Plebiscito raggiunta e sommersa dalle nubi ardenti, la Chiesa di San Francesco da Paola distrutta con fiamme che escono dai finestroni, le due statue equestri abbattute; infine una visione d’insieme con una Napoli completamente sommersa da una coltre di pesante cenere e sullo sfondo, risparmiata dalla catastrofe, la sola collina di San Martino, un paesaggio post-atomico.

Gli scenari di distruzione

Ma non sono solo le immagini di ricostruzioni (più o meno fantasiose) a turbare gli spettatori. A lasciare interdetti e preoccupati sono alcune delle allarmanti dichiarazioni degli studiosi intervistati: si parla di scenari di distruzione pressoché totale, agli antipodi rispetto al tipo di eruzione ipotizzato dagli scienziati che hanno lavorato per la Protezione civile nazionale all’elaborazione del Piano di evacuazione. Quest’ultimo è basato sulla ipotesi probabilistica di un tipo di eruzione di media entità, definita subpliniana, (eruzioni esplosive con fenomenologie simili a quelle delle eruzioni pliniane, ma di energia inferiore e conseguente ridotta dispersione areale dei prodotti eruttati).

«Cataclisma inevitabile»

Eppure durante il programma si possono ascoltare frasi come questa: «Su Napoli incombe una minaccia, un pericolo che spaventa l’Europa, alcuni scienziati ritengono che i Campi Flegrei siano responsabili della scomparsa dell’uomo di Neanderthal, 40 mila anni dopo ci sono segnali di risveglio, la catastrofe potrebbe avvenire in qualsiasi momento». E ancora: «Il vulcano dei Campi Flegrei contiene ormai così tanta lava e tanta pressione che il cataclisma è inevitabile e inizia alla Solfatara». Il vulcanologo Patrick Allard dice: «Vedremmo colonne eruttive che si innalzano per diverse decine di chilometri, almeno fino alla stratosfera. La cenere cade su Napoli, anche più lontano, ci sono delle vittime e grande distruzione».

La studiosa di Cambridge

E Amy Donovan, professoressa di Geografia all’Università di Cambridge, aggiunge: «A quel punto la città dovrebbe essere deserta perché l’aria sarebbe satura di cenere, materiale piroclastico e residui vulcanici di ogni tipo». E ancora, la voce della giornalista fuori campo commenta: «Napoli scompare sotto trenta metri di materiale vulcanico». Poi, quasi a voler giustificare un simile, devastante scenario: «L’immagine è sconcertante ma scientificamente possibile». Segue il frame di animazione che mostra la città ormai coperta da una coltre di cenere grigio-rossastra con la sola eccezione della collina di San Martino.

Il vulcanologo di Perugia

Ma forse l’intervento più raggelante è quello di Diego Perugini, direttore del dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia. Lo scienziato ricorda l’esistenza dei due serbatoi di magma sotto i Campi Flegrei: il più superficiale tra i 4 e i 5 km e il più profondo, quello più grande, tra i 10 e i 15 km. In genere prima delle eruzioni i due magmi si «miscelano». Perugini spiega che il suo team sta lavorando a un importante quesito: quanto tempo avranno le persone prima dell’eruzione vera e propria? Risposta: «Studiando il materiale eruttato in passato andiamo a leggere che almeno due magmi si sono incontrati all’interno della crosta terrestre e hanno iniziato a mescolarsi. Abbiamo ricreato il processo in laboratorio e per quello che possiamo stimare, dall’inizio del mescolamento dei magmi fino all’eruzione i tempi sono m0lto brevi, dell’ordine di decine di minuti». La voce fuori campo conclude: «Trenta minuti sono pochi per evacuare una città». E sembra vi sia poco altro da aggiungere.

Trema la Terra e il mondo rabbrividisce

Paesi Bassi, 09.02.2023 ilgazzettino - Una previsione datata 3 febbraio, quindi poche ore prima del terribile terribile terremoto che ha devastato Turchia e Siria. Il tweet è di Frank Hoogerbeets, sismologo olandese che lavora presso il Solar System Geometry Survey (SSGS) nei Paesi Bassi. E fa rabbrividire: «Prima o poi ci sarà un terremoto di magnitudo 7.5 in questa regione: Turchia centro-meridionale, Giordania, Siria, Libano». Nel post, che ovviamente sui social è diventato virale in poche ore, anche una mappa della zona specifica nella quale sarebbe avvenuto il sisma di magnitudo 7.8 qualche ora dopo.

«Come ho affermato in precedenza, prima o poi questo sarebbe accaduto, simile all'anno 115 e 526. Questi terremoti sono sempre preceduti da una geometria planetaria critica, come abbiamo avuto il 4-5 febbraio». Poi il sismologo ha spiegato ancora: «I grandi terremoti nella Turchia centrale hanno causato un cambiamento significativo nella distribuzione dello stress in tutta la regione, con attività sismica fino alla Palestina».

Previsioni dei terremoti: a che punto siamo

«Sono molti gli sforzi che si stanno compiendo in molte discipline delle geoscienze nel cercare i precursori diagnostici che possano fornire informazioni sulla posizione, tempo e grandezza di un imminente evento sismico - spiega al Messaggero Francesca Gori, geologa e ricercatrice della Sapienza -. Anche perché questi processi che avvengono nella crosta terreste, anche se a profondità di decine di chilometri, rilasciano quantità di energia enormi. E devono essere per forza preceduti da segnali precursori identificabili in superficie. I principali progressi - continua - sono stati raggiunti osservando variazioni nelle sequenze di foreshocks, variazioni dei campi elettromagnetici e nella circolazione e nella chimica delle acque sotterranee».

L'area del terremoto

Lo sciame dei terremoti fra Turchia e Siria si è esteso verso Sud di almeno 50 chilometri, continuando a scivolare lungo la faglia Est Anatolica al confine fra Turchia e Siria. Le scosse si stanno propagando anche lungo la seconda faglia che si è attivata il 6 febbraio e si stanno estendendo a Nord-Est della città di Malatya. Sono queste le due faglie attualmente attive e che nell'arco delle ultime 12 ore hanno generato circa 400 repliche.

Ad avere un quadro preciso dei danni aiuteranno le immagini dei satelliti, già acquisite. Resta da sempre una sorvegliata speciale la faglia Nord Anatolica, che arriva a lambire la città di Istanbul. Distante centinaia di chilometri dalle due faglie ora attive, quella Nord Anatolica dal 1939 ha generato sette grandi terremoti.