Amministratore di sostegno?

L’ex vicina di casa presenta un esposto:

“È lucido, voglio poterlo salutare"

Lecco, 29.07.2021 leccotoday - Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione

Mi chiamo Claudia Bonariva ho vissuto per trent'anni a fianco dell'ex professore, trasferito a ottobre 2020 presso la casa di riposo "Airoldi e Muzzi" e faccio parte del Comitato Libertà per Carlo Gilardi.

Sono certa che tutti voi siate a conoscenza della drammatica vicenda che vede protagonista Carlo Gilardi, portata alla ribalta mediatica dal programma televisivo Le Iene.

Carlo, amico e docente in pensione, venne prelevato il 27 ottobre 2020 dalla propria abitazione di Airuno, a quanto emerge contro la propria volontà, e trasferito in una RSA dalla amministratrice di sostegno. Da quella data è rinchiuso in una RSA, totalmente isolato dal mondo esterno.

Conosco personalmente il professor Carlo Gilardi da oltre trent'anni, essendo stata sua vicina di casa; le nostre abitazioni si trovano a circa 80 metri di distanza l’una dall’altra, sulla medesima via di Airuno.

Sono costretta a parlare al passato, purtroppo, perché da molti mesi, ormai, Carlo non lo posso più vedere... Perchè non gli viene permesso di incontrare nessuno.

Carlo è persona lucida, intelligente e di buon cuore, lo è sempre stato.

Amante della sua umile casa in campagna, a contatto con la natura e i suoi animali, è sempre stato dedito alla beneficenza, tanto che nella sua cittadina viene definito “il benefattore” o “il santo di Airuno”!

Una perizia psichiatrica però, afferma che Carlo, a causa del suo buon cuore e delle sue numerose donazioni, è affetto da una patologia psichica, pur essendo capace di intendere e di volere!

Ho inviato numerose richieste di poter far visita a Carlo presso l’RSA, sempre inspiegabilmente negate dall’amministratore di sostegno. Nessuno può fare visita a Carlo, nessuno. L’unica eccezione, incomprensibilmente, è sempre concessa al Sindaco di Airuno. Solo recentemente, dopo numerose segnalazioni, ha ottenuto l’accesso il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, il quale ha riportato la volontà di Carlo: “Voglio tornare a casa!”

Ma io non scrivo qui oggi per riportarlo a casa. Chiedo molto meno, di poterlo quantomeno vedere e salutare.

Oggi utilizzo questo spazio nella speranza che la mia voce, la sua storia, possano far breccia nella coscienza di qualcuno che possa aiutarmi ad incontrarlo a breve. Nonostante il mio avvocato abbia recentemente scritto l’ennesima richiesta all’amministratore di sostegno, quest’ultima ha risposto alla missiva chiedendomi di indicarle quale sarebbe il diritto soggettivo che la legge mi riconosce per far visita a Carlo.

Mi chiedo in quale strano mondo siamo precipitati: gli anziani soli possono venire collocati in una RSA e privati per sempre della loro libertà personale. Guardo con terrore a quello che anche a me, a noi tutti, potrà accadere un giorno. In una società civile e democratica non è assolutamente tollerabile una così grave limitazione della libertà personale. In ultimo mi sono rivolta al Pubblico Ministero di Lecco con un esposto ai fini civili, chiedendogli espressamente di poter assumere, in breve tempo, le iniziative che la legge prevede per consentire a Carlo di ricevere la mia visita e dunque il saluto che vorrei portargli a nome di tutti i suoi amici.

Voglio credere che alla fine la giustizia prevalga.

Claudia Bonariva

Il caso Gilardi

Nessuno Escluso

Napoli, Marta: “Ho 21 anni e mi girano le ruote”

Napoli, 06.10.2021 larepubblica - Caro sindaco sono Marta, ho 21 anni e mi girano le ruote. Sono una ragazza come tante, ma ho qualcosa in più, sono una persona con disabilità e per muovermi ho bisogno della mia sedia a rotelle, la mia compagna di viaggio. Una vita difficile la mia, lastricata di buone intenzioni, ma ricca di ostacoli, barriere e tanta indifferenza. Amo lo studio, la conoscenza e i viaggi e viaggio molto, conosco bene tante città in Italia e in tanti altri Paesi, ma non conosco bene la mia città, Napoli. La mia amata città non ama me e non mi accoglie! È difficile uscire di casa con la mia sedia a rotelle, raggiungere il centro, parcheggiare l'auto, fare una passeggiata, entrare in un bar. È pressoché impossibile utilizzare il trasporto pubblico. Quando frequentavo la scuola primaria non riuscivo mai a passare tra le auto parcheggiate, alle medie mi accompagnava un'autista privato perché il servizio di trasporto comunale assegnato peraltro alla fine di dicembre non rispondeva alle mie reali necessità, avrei dovuto essere io al servizio del trasporto e non il contrario. Alle superiori sempre con autista privato. Per raggiungere la mia scuola a 500 metri da casa andarci con la sedia sarebbe stato impossibile. Per scegliere l'università durante l'orientamento ci sono andata con la mia famiglia mentre la mia classe è andata in metro. E all'università nemmeno a parlarne. Pur avendo superato i test di ammissione ed essendo esentata dalle tasse universitarie per la mia disabilità, sarebbe stato impossibile raggiungerla o scendere dall'auto. L'assenza di parcheggi riservati, l'assenza di parcheggi in generale, l'assenza della possibilità di fermata mi impediva di scendere dall'auto. I vigili che ti chiedono di allontanarti mentre tuo padre scarica la sedia a rotelle davanti alla sede universitaria è una di quelle immagini che non potrò dimenticare.

Frequento un'ottima Università con sede a Roma, sono seguita dal servizio inclusione e non devo lottare con nessuno per parcheggiare l'auto, anche se devo pagare la retta intera! Dopo 21 anni non siamo stati capaci di far eliminare le barriere che presenta la mia parrocchia, anzi è sparito il parcheggio per disabili. Per parcheggiare sui posti riservati alla Stazione Centrale occorre bloccare la viabilità, scendere dall'auto, chiamare il personale e farsi aprire una catena. Una catena che ho trovato anche sul passaggio pedonale con lo scivolo.

Nella mia Napoli, sulla via Marina c'è una iscrizione enorme che accoglie tutti coloro che entrano in città e così recita "Nessuno Escluso"... Ma noi persone con disabilità chi siamo veramente davanti agli occhi dei nostri amministratori? Noi siamo esclusi! Spesso emarginati, isolati, ignorati e a volte segregati! Quando inizierete a guardare a noi come persone che hanno diritti? Desidero che la mia città inizi a diventare inclusiva anche per le persone con disabilità, al pari di altre città europee nelle quali una ragazza in sedia a rotelle o una ragazza non vedente può uscire da sola, prendere un autobus, andare all'università, fare shopping, entrare in un bar, senza andare a caccia di assistenti e senza farsi accompagnare dai familiari. Io non mi abbatto, ho un canale YouTube per raccontare cos'è la disabilità e cosa vuol dire accessibilità, incontro gli studenti delle scuole per condividere le mie esperienze e per sollecitare una consapevolezza sul tema, cerco di dare il mio piccolo contributo. Mi appello al nuovo Sindaco e alla nuova Giunta che verrà e lancio il mio suggerimento ed il mio invito, vorrei che ascoltaste chi vive la disabilità perché per superare gli ostacoli e creare un ambiente e un clima inclusivo occorre partire dalle esperienze di chi come me gli ostacoli e le barriere li vive ogni giorno insieme alla propria famiglia.

Certamente spesso vengono attuate politiche inclusive, ma generalmente queste non rispondono alle nostre reali esigenze. Le iniziative che vengono realizzate vanno misurate per verificare se riescono a facilitare l'inclusione oppure se restano una buona intenzione che non risponde alle esigenze dei cittadini con disabilità. Allora lascio al Sindaco, ai nostri rappresentanti e anche ad ogni cittadino il mio motto, sei parole per uno spunto di riflessione: "Fai la differenza, supera l'indifferenza!". Ma intanto, mentre fiduciosa aspetto, mi girano le ruote!

Brasile: Grande Fratello o Grande Prigione?

Le Iene intervengono nel caso Dayane Mello, l’avvocatessa: “È come se fosse in prigione”

Milano, 05.10.2021 rumors - Nella prima serata di martedì 5 ottobre, Le Iene hanno affrontato il caso di Dayane Mello, modella brasiliana concorrente della scorsa edizione del Grande Fratello Vip e finita di nuovo nell'occhio del ciclone dopo le vicende del reality brasiliano di cui è attualmente concorrente, A Fazenda. Per capire meglio cosa stesse succedendo, la Iena Roberta Rei qualche giorno fa era volata in Brasile per discutere con l'avvocatessa le sorti della giovane modella.

Durante la trasmissione poi, le Iene hanno mostrato i video integrali della molestia che sarebbe avvenuta all'interno del programma, nel silenzio totale della produzione. Dopo un grande polverone mediatico, Le Iene hanno abbracciato il caso di Dayane Mello, rivolgendosi direttamente all'avvocatessa della giovane, che ha commentato in tono piuttosto intransigente: "Non può ritirarsi, è come se fosse in prigione". Continuando poi: "Quello che è successo a Dayane Mello in A Fazenda è folle. Se noi possiamo tirarla fuori da lì? Non è possibile: nel contratto c'è una penale che dovrebbe pagare se esce dal programma, ed è molto costosa. È come se fosse in prigione".

L'avvocatessa ha continuato la sua dichiarazione, inquadrando la situazione dal punto di vista della modella brasiliana: "Dayane non ha visto nessun video, non ha una percezione reale di quanto accaduto, noi però abbiamo il dovere di raccontarle cosa abbiamo visto, perché lei non ricorda. Una donna prova paura a parlare di quanto ha passato, e possono volerci anni prima che comprenda ed elabora quello che è accaduto".

Le Iene – Dayane Mello: “Lei è una Donna e merita di essere rispettata”

L'avvocatessa, molto adirata, non si è fatta scrupoli nell'attaccare direttamente RecordTv, l'emittente televisiva che trasmette il reality show A Fazenda: "Questa rete televisiva è una rete molto machista. Sappiamo che pensa queste cose delle donne. Hanno una mentalità patriarcale, tutta l'emittente... Sono cristiani evangelici. Credono che le donne debbano soddisfare i desideri degli uomini. Perché il reality ha fatto entrare una persona che doveva già rispondere di questi ed altri crimini contri Duda Reis (ex fidanzata di Nego Do Borel ndr), attrice molto nota in Brasile? Per lui il corpo di una donna è divertimento, e non è una novità. Dayane è una donna, merita di essere rispettata". Purtroppo, nonostante i tentativi, Le Iene non sono riuscite a parlare né con Nego Do Borel e neanche con la produzione di A Fazenda, di proprietà di Edir Macedo, un predicatore brasiliano.

Brevi info per i contribuenti

Aggiornamento dal Ministero dell'Economia e delle Finanze Procedure Esecutive

Roma, 30.08.2021 agenziaentrateriscossioni - La procedura esecutiva prende avvio con il pignoramento che può avere a oggetto: somme, beni mobili e beni immobili.

L’espropriazione forzata è preceduta dalla notifica dell’avviso di intimazione in tutti i casi in cui la notifica della cartella di pagamento sia avvenuta da più di un anno.

Dalla data di notifica dell’avviso di intimazione il debitore ha 5 giorni di tempo per effettuare il versamento di quanto dovuto.

Resta ferma la possibilità di chiedere la rateizzazione delle somme a debito o la sospensione legale della riscossione nei casi e nei termini previsti dalla legge.

Per i debiti fino a mille euro non si procede alle azioni esecutive prima di 120 giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio del debito.

Decreto Legge n. 137/2020

Il DL n. 137/2020 (“Decreto Ristori” convertito con modificazioni dalla L. n. 176/2020) recante “Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alla imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, ha razionalizzato l’istituto della rateizzazione con modifiche all’art. 19, del DPR n. 602 del 1973 stabilendo che dalla presentazione della richiesta, e finché si è in regola con i pagamenti delle rate, non si è considerati inadempienti verso gli enti creditori e l'Agenzia delle entrate-Riscossione non può avviare nuove procedure esecutive.

Inoltre, per i provvedimenti di accoglimento relativi a richieste di rateizzazione presentate a decorrere dal 30 novembre 2020, il pagamento della prima rata del piano di rateizzazione determina l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate a condizione che non si sia ancora tenuto l'incanto con esito positivo o non sia stata presentata istanza di assegnazione, ovvero il terzo non abbia reso dichiarazione positiva o non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati.

Il DL n. 137/2020 ha anche stabilito nuove misure agevolative, riferite ai territori colpiti dal sisma del Centro Italia per i quali, fino al 31 marzo 2021, le risorse destinate alla ricostruzione delle aree terremotate, all’assistenza alla popolazione e alla ripresa economica non sono soggette a procedure di sequestro o pignoramento e, in ogni caso, a esecuzione forzata in virtù di azioni esecutive o cautelari, restando sospesa ogni azione esecutiva e privi di effetto i pignoramenti comunque notificati.

Pignoramento ed espropriazione (vendita all’asta) di beni mobili e immobili

Si dà corso alle procedure esecutive e alla vendita all’asta dei beni in caso di debiti per i quali persiste il mancato pagamento e soltanto in presenza delle condizioni stabilite dalla legge.

In particolare il pignoramento immobiliare non può essere effettuato se l’immobile ha tutte le seguenti caratteristiche:

    è l’unico immobile di proprietà del debitore;

    è adibito a uso abitativo e il debitore vi risiede anagraficamente;

    non è di lusso, (cioè non ha le caratteristiche previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 218 del 27 agosto 1969) e non è comunque una villa (A/8), un castello o un palazzo di eminente pregio artistico o storico (A/9).

Negli altri casi si può procedere al pignoramento e alla vendita all’asta dell’immobile solo se:

    l'importo complessivo del debito è superiore a 120 mila euro;

    il valore degli immobili del debitore è superiore a 120 mila euro;

    sono passati almeno sei mesi dall’iscrizione di ipoteca e il debitore non ha pagato/rateizzato il debito o in mancanza di provvedimenti di sgravio/sospensione.

Il pignoramento immobiliare dell’Agente della riscossione è effettuato mediante la trascrizione nei registri immobiliari di un avviso che viene notificato al debitore entro i successivi cinque giorni.

L’avviso contiene:

a) le generalità del soggetto nei confronti del quale si procede;

b) la descrizione degli immobili con le indicazioni catastali e la precisazione dei confini;

c) l'indicazione della destinazione urbanistica del terreno;

d) il giorno, l'ora e il luogo del primo, del secondo e del terzo incanto, con intervallo minimo di venti giorni;

e) l'importo complessivo del credito per cui si procede, con il dettaglio dell’imposta, l’indicazione degli interessi di mora e delle spese di esecuzione già maturate;

f) il prezzo base dell'incanto;

g) la misura minima dell'aumento da apportare alle offerte;

h) l’avvertenza che le spese di vendita e gli oneri tributari concernenti il trasferimento sono a carico dell’aggiudicatario;

i) l'ammontare della cauzione e il termine entro il quale deve essere prestata dagli offerenti;

l) il termine di versamento del prezzo;

m) l'ingiunzione ad astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni assoggettati all’espropriazione e i frutti di essi.

La legge prevede che il contribuente, con il consenso di Agenzia delle entrate-Riscossione, possa vendere personalmente l’immobile pignorato o ipotecato entro i 5 giorni che precedono il primo incanto oppure, nel caso in cui lo stesso non vada a buon fine, entro il giorno precedente al secondo incanto.

In questo caso l’intero corrispettivo sarà versato direttamente all'Agenzia che utilizzerà l’importo per il saldo del debito e restituirà al debitore l’eventuale somma eccedente entro i 10 giorni lavorativi successivi all’incasso.

Pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi riguarda i crediti che il debitore ha verso terzi (per esempio il conto corrente, stipendio), oppure cose del debitore che sono in possesso di terzi.

Con questa procedura si richiede a un terzo di versare direttamente all’Agenzia delle entrate-Riscossione quanto da lui dovuto al debitore di quest’ultima, che, a sua volta, è creditore del terzo.

Pignoramento di stipendi e pensioni

Se il pignoramento riguarda stipendi, salario, o qualsiasi altra indennità derivante da rapporto di lavoro o di impiego, esistono per l’Agente della riscossione alcuni limiti:

    fino a 2.500 euro la quota pignorabile è un decimo;

    tra 2.500 e 5.000 euro la quota pignorabile è un settimo;

    sopra i 5.000 euro la quota pignorabile è un quinto.

Pignoramento Conti Correnti

Il pignoramento può essere effettuato anche sulle somme depositate sul conto corrente, a esclusione dell’ultimo stipendio o salario che resta sempre disponibile per qualsiasi necessità del debitore.

La macchina delle tasse riprende

Conto Corrente

dal 1° settembre pignorano i soldi. Ecco come

Roma, 30.08.2021 trendonline - L’Agenzia delle Entrate – Riscossione riparte con il pignoramento del conto corrente, a rischio stipendi e pensioni. La macchina delle tasse riprendere l’ingiunzione fiscale nell’indifferenza assoluta di uno Stato impegnato a stringere su altri fronti. Che tu sia una partita IVA, pensionato, lavoratore pubblico o privato non importa, dal 1° settembre rischi il pignoramento del conto corrente. Stipendi, pensioni e risparmi del conto corrente minacciati dai mancati incassi della Riscossione. Per milioni di contribuenti dalle prossime settimane si avvicina l’incubo delle ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. La ripresa dell’attività dell’ex Equitalia riavvia il nastro della riscossione coattiva interrotto a marzo 2020.

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione riparte con il pignoramento del conto corrente, a rischio stipendi e pensioni. La macchina delle tasse riprendere l’ingiunzione fiscale nell’indifferenza assoluta di uno Stato impegnato a stringere su altri fronti. Che tu sia una partita IVA, pensionato, lavoratore pubblico o privato non importa, dal 1° settembre rischi il pignoramento del conto corrente.

Stipendi, pensioni e risparmi del conto corrente minacciati dai mancati incassi della Riscossione. Per milioni di contribuenti dalle prossime settimane si avvicina l’incubo delle ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. La ripresa dell’attività dell’ex Equitalia riavvia il nastro della riscossione coattiva interrotto a marzo 2020. La verità è che le procedure esecutive avviate dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione prevedono l’azione di pignoramento dei beni mobili o immobili, senza escludere i risparmi presenti sul conto corrente, né tantomeno stipendi e pensioni. L’espropriazione forzata viene anticipata dalla notifica emessa dalla Riscossione della cartella esattoriale minimo un anno prima.

Dall’intimazione di pagamento il contribuente dispone di un periodo temporale di 5 giorni per pagare l’importo oggetto ingiunzione. In ogni caso, può disporre una richiesta di rateizzazione delle somme a debito o presentare una sospensione legale.

Dal 1° settembre 2021 (salvo proroga) riprende in tutto il suo vigore l’Agenzia delle Entrate - Riscossione, procedendo con la notifica delle nuove cartelle di pagamento costipate nei cassetti per l’effetto dei provvedimenti di fermo. Non solo.

Partono gli avvisi di accertamento esecutivo, nonché di addebito INPS, i pignoramenti delle cartelle oggetto della sospensione e si riattivano le procedure cautelari del fermo amministrativo, nonché ipoteche. In tutto questo, si ripristinano le verifiche della Pubblica Amministrazione per i pagamenti del valore maggiore di 5.000 euro. In presenza di debiti erariali, viene fermato il pagamento sino al recupero dell’importo dovuto.

L’ex Equitalia stringe il nodo pignorando il conto corrente, stipendi e pensioni

Come è ben noto la norma che ha bloccato l’attività dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione è stata emanata dall’ex Governo Conte l’8 marzo 2020 nel Cura Italia. Poi, dopo un susseguirsi di proroghe sul fermo dell’attività di riscossione si è giunti all’ultimo termine di scadenza fissato nella data del 31 agosto 2021.

In assenza di ulteriori interventi non ripartono solo le cartelle esattoriali dormienti, ma anche i pignoramenti, fermi amministrativi e le verifiche della Pubblica amministrazione per le fatture con valore maggiore di 5.000 euro.

Tanto per cominciare la sospensione della riscossione coattiva delle entrate riguarda all’incirca 60 milioni di atti. Il tutto notificato in modo graduale dando precedenza agli atti prossimi alla scadenza. In un calvario in cui tutti coloro che dalla data dell’8 marzo 2020 reggevano sulle spalle un malloppo di debiti scaduti saranno investiti nell’immediato dagli atti di pignoramento su conto corrente, stipendi e pensioni. Mentre, sarà più facile la vita per coloro che nel medesimo periodo temporale si confrontavano con delle rate da versare. Infatti, per quest’ultimi contribuenti è prevista una ripresa “fiacca”, specie in considerazione che le ultime scadenze sono fissate per il 30 settembre 2021. Nel merito, va detto, che i versamenti sulle cartelle esattoriali relative al periodo temporale dall’8 marzo 2020 e sino alla data del 31 agosto 2021 possono essere regolarizzate in un’unica tranche o rateizzate. Si ricorda, infine che per quest’ultima ipotesi la richiesta della rateizzazione del pagamento delle cartelle esattoriali va presentata entro la data del 30 settembre 2021.

Espropriazione forzata sul conto corrente cosa cambia e per chi?

Quando il creditore è rappresentato da una società finanziaria, oppure è un fornitore o da un terzo soggetto per il recupero del credito si procede avviando una procedura esecutiva per ottenere l’appagamento del diritto del creditore.

In pratica, un avvocato predispone l’atto di pignoramento dello stipendio, pensione o conto corrente e procede con la notifica dello stesso a mezzo dell’ufficiale giudiziario, seguendo un iter regolamentato dalla normativa con la presenza di un ordine imposto dal giudice del tribunale. Quest’ultimo dopo la verifica del fascicolo disposto dal creditore ordina al datore di lavoro o alla banca di bloccare una somma di denaro mettendola a disposizione del creditore.

Una procedura che viene completamente saltata dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Infatti, l’Esattore per legge emana la cartella di pagamento provvedendo a iscrivere a ruolo il debito. Spesso, inconsapevolmente, non consideriamo che le cartelle esattoriali sono equiparate a titolo esecutivo. In altre parole, producono a tutti gli effetti di legge le conseguenze di una sentenza, paragonabile alla cambiale o all’assegno.

Nel momento in cui la Riscossione notifica una cartella esattoriale il contribuente può esercitare un’azione di opposizione nei termini di legge. In mancanza di contestazione, se la cartella esattoriale non viene regolarizzata funge da sentenza passata in giudicata. In questo caso l’atto non può essere impugnato, poiché sono decorsi i termini fissati per presentare un ricorso. Si consiglia la visione del video YouTube Video66 sulle cartelle esattoriali e pignoramenti, dal 1° settembre ripartono notifiche.

Occhio all’errore nel pignoramento dello stipendio, pensione e conto corrente

In questo caso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione nomina un Esattore, ossia un funzionario che svolge un ruolo decisivo, ossia notifica il provvedimento di pignoramento del conto corrente, stipendio o pensione. Ricevuto l’atto il contribuente deve regolarizzare la posizione debitoria oggetto del pignoramento entro 60 giorni. Nell’ipotesi in cui, non provvede a versare quanto richiesto dall’Esattore, i soldi bloccati dall’atto finiscono direttamente nel conto corrente indicato dal Fisco.

La verità è che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione detiene un potere supremo, incontrastato sulle procedure esecutive, non avendo la necessità di seguire i passaggi dell’espropriazione forzata presso terzi che prevedono l’udienza di convocazione dinanzi al Tribunale. Tanto per cominciare, manca la verifica operata dal giudice sull’intera procedura dell’espropriazione forzata.

Questo, perché, le procedure esattoriali sono esercitate da un soggetto che opera a mezzo di un ente pubblico che rappresenta lo Stato italiano. Resta la piena trasparenza della procedura che garantisce al contribuente il pieno rispetto delle norme, che permettono a quest’ultimo d'individuare i cavilli per proporre ricorso innanzi al giudice del tribunale.

Ecco, perché la Corte di Cassazione in più occasioni ha spiegato che l’atto di pignoramento emanato dalla Riscossione deve contenere il motivo per cui l’esattore requisisce il denaro dal conto corrente, stipendio o pensione. In assenza di questo piccolo particolare, l’esecuzione forzata può essere impugnata per illecito amministrativo, poiché il pignoramento è illegittimo.

L’ex Equitalia si prepara a pignorare il conto corrente, buste paghe e pensioni

Esistono diverse circostanze che possono portare alla nullità dell’atto di espropriazione forzata del conto corrente, pensioni e stipendi, in particolare:

se l’Agenzia delle Entrate – Riscossione non indicata nell’atto di pignoramento i crediti riferiti alla procedura esecutiva;

se l’atto di pignoramento è carente di nota informativa delle cartelle esattoriali. Se l’Esattore non indica il numero delle cartelle di pagamento scadute e non pagate, sempre riferite alla procedura di espropriazione forzata.

Piccole sottigliezze che sembrano di poco conto, ma che possono schivare un pignoramento sul conto corrente, pensioni e stipendi. D’altra parte, è bene ricordare che la Riscossione opera avviando una procedura generica nella quale emerge solo l’importo del credito.

L’Esattore preme per intimare alla banca di bloccare il denaro oggetto del pignoramento del conto corrente. Riservando lo stesso discorso per il datore di lavoro in presenza di una procedura cautelare con trattenuta dello stipendio.

Non bisogna dimenticare che la nullità del pignoramento promosso dall’Esattore dipende dalla scarsa informazione che emerge dall’atto connessa sia alle caratteristiche del credito che all’individuazione delle cartelle esattoriali.

In presenza di uno di questi elementi, il contribuente può opporsi al titolo esecutivo richiedendo la nullità della procedura con la restituzione delle somme di denaro trattenute indebitamente dal Fisco.

Pignoramento conto corrente, stipendi e pensioni: occhio ai documenti!

Le ombre di dubbio sull’operato della Riscossione sono tante, basti pensare che non sono pochi i contribuenti che spesso ricevono un atto di pignoramento del conto corrente riportante solo l’importo del debito. L’assenza di dati utili non concede la possibilità di risalire alla cartella esattoriale oggetto della procedura esecutiva.

La verità è che un atto così formulato è annullabile come spiegato da diverse sentenze della Corte di Cassazione, ma è altrettanto certo che si pone il contribuente nella posizione di non potersi difendere, non riuscendo a individuare la correttezza della procedura di pignoramento.