Regina Elisabetta, dubbi su Carlo prossimo Re

William più vicino al trono, Harry tra i motivi della difficile scelta

Buckingham Palace, 23.08.2021 ilmessaggero - Nel giugno 2022 la Regina Elisabetta si appresta a festeggiare il giubileo di Platino che segna il 70° anniversario dalla sua ascesa al trono: presto si troverà ad un bivio e non è scontato che passerà il testimone a Carlo.

Il primo nipote William sembra infatti più adatto e maturo a ricoprire un ruolo tanto delicato, con al suo fianco Kate Middleton,  sempre più ago della bilancia nelle decisioni che contano.

La Regina sarebbe giunta a questa conclusione dopo tutto ciò che ha sopportato sulla Megxit, le rivelazioni di Harry e le reazioni dei suoi familiari più vicini: delusa da Carlo, incapace di dimostrare spirito di sacrificio.

La nuova Economia dall'Energia Verde e 500 mila posti di lavoro

500 mila posti di lavoro

rilancio imprenditoriale

riduzione dell'inquinamento

miglioramento della qualità della vita

Bruxell, 14.07.2021 internazionale - La Commissione europea ha presentato al Parlamento europeo il nuovo pacchetto di proposte sul clima: l'obiettivo è di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e raggiungere la piena neutralità climatica entro il 2050. La ripresa è possibile" lo afferma al nostro reporter dalla Presidenza della Camera di Commercio Internazionale C.C.I.I.S.S., la Dott.ssa Isabella Pulpan: "nell'attuale contesto di stand by e sofferenza economica e finanziaria causata anche dal COVID 19 nel Mondo, la Comunità Internazionale deve volgere lo sguardo verso un’economia dall'energia pulita. Un progetto rivolto alla Green Energy, con il recupero e la trasformazione della materia è un importante progetto della C.C.I.I.S.S. che garantisce l'impiego fino a 500.000 persone e la riqualifica dei territori". Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha dichiarato di essere estremamente soddisfatta nel vedere che l'Europa diventa il primo continente a presentare un piano d’azione completo per soddisfare le ambizioni climatiche europee. Mentre Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea, ha sottolineato come questo sia il momento storico in cui bisogna agire collettivamente in materia ambientale, senza lasciare indietro nessuno. Richiesto da diversi Paesi, il Progetto della CCIISS utilizza le tecnologie più avanzate, e dalla Presidenza della Camera di Commercio Internazionale, la Dott.ssa Pulpan dichiara che ”siamo in grado di mettere in funzione entro e non oltre 6 mesi dalla data di inizio lavori ed essere i primi nel Mondo con la capacità di rendere la Terra migliore ed iniziare ad offrire stabilità economica.

La ripresa del Commercio Internazionale

Il commercio internazionale ripartirà nel 2021 (+7,6%) e la ripresa si consoliderà nel 2022 con un ulteriore +5,3%

Napoli, 05.05.2021 giornaledellepmi - Nel 2021 il commercio internazionale ripartirà del 7,6% in volume e la ripresa si consoliderà nel 2022 con un’ulteriore crescita del 5,3%, riportando le importazioni dei mercati analizzati sui livelli prima della crisi. È quanto riporta il Dott. Pulpan dalla Presidenza della Camera di Commercio Internazionale secondo quanto emerge dal XVIII Rapporto: Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori realizzato da ICE Agenzia in collaborazione con Prometeia; difatti, lo studio è stato oggi introdotto dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale On. Luigi Di Maio, e illustrato da Carlo Ferro, Presidente di ICE Agenzia, con Alessandra Lanza, Senior Partner di Prometeia, presso la sede milanese di ICE Agenzia.

Il 2020

Il 2020 si è chiuso con una caduta degli scambi mondiali poco superiore al 7% su base annua. Gli scambi commerciali internazionali hanno giocato un ruolo fondamentale nell’arginare la diffusione dell’epidemia: nell’ultimo anno i flussi commerciali dei beni legati all’emergenza (dai dispositivi di protezione, ai prodotti farmaceutici, al materiale medico/sanitario) sono infatti cresciuti in valore del 17%. Il settore più collegato all’emergenza sanitaria, la Chimica farmaceutica, ha, infatti, sperimentato un’espansione della domanda internazionale dell’8%. Il dato si confronta con flessioni superiori al 20% per i settori collegati alla mobilità (Automotive e Altri mezzi di trasporto) o a oltre il 10% per alcuni comparti tecnologici (Meccanica in particolare) e di consumo (Sistema Moda e Arredo), tra quelli di particolare rilevanza per l’Italia.

I rinnovati bisogni per un maggior comfort domestico messo in luce dagli apparecchi per la casa, unitamente alla tenuta di filiere come quella agroalimentare hanno contribuito a progressive revisioni al rialzo delle previsioni sul commercio mondiale di beni per il 2020, passato da una prospettiva di caduta a doppia cifra prima dell’estate a una flessione ben più moderata nella seconda parte dell’anno.

Le prospettive

Alla luce di questi elementi di fondo, il Rapporto stima nel 2021 una ripartenza del commercio internazionale del 7,6% in volume. Con un’ulteriore crescita del 5,3% nel 2022, la ripresa andrà consolidandosi, riportando le importazioni dei mercati analizzati sui livelli di prima della crisi, già a fine di quest’anno. Si tratta, ovviamente, di prospettive collegate all’ipotesi di una progressiva accelerazione e maggiore diffusione su scala globale del piano di vaccinazione.

Il recupero di domanda atteso in molti mercati già per il 2021 non si tradurrà in ogni caso in un ritorno al passato in senso stretto. La crisi del 2020 porta con sé una modifica dei fattori competitivi che favoriscono il successo delle imprese sui mercati internazionali.

I settori

Dal punto di vista settoriale si rafforzano nuovi temi che condizioneranno il commercio estero sia dei beni di consumo sia di quelli d’investimento. Nei primi, un ritorno all’essenziale e ad aspetti salutistici favorirà nel Made in Italy l’Alimentare e l’Arredo (rispettivamente +8,5% e +8,4% la crescita nel 2021) ma anche un recupero, rispetto alla flessione del 2020, per il Sistema Moda, più legato alla socialità (+6,7% la variazione attesa nel 2021). Gli aspetti salutistici dei consumi, per esempio, risulteranno premianti anche dopo il superamento della crisi sanitaria, mantenendo la filiera agroalimentare tra quelle più attrattive. Tra i settori collegati alla mobilità, dopo la forte caduta del 2020 la domanda ripartirà più veloce nell’Automotive.

Nei beni d’investimento si vedrà comunque una crescita della Meccanica, primo settore dell’export nazionale (+6,8% la previsione del 2021 e un tasso di sviluppo poco sopra il 5% nel 2022), e dell’Elettronica (+8,2%), comparto che ha mostrato una delle migliori tenute già durante la fase più acuta della crisi.

I mercati

Nel dettaglio, i mercati maturi europei, tradizionale punto di riferimento per le imprese italiane, sono destinati a recuperare in parte nel 2021 quanto perso nel 2020, per poi superare i livelli di domanda precrisi nell’anno successivo. Una ripresa più accelerata caratterizza l’area nord-americana che già nel 2021 andrà oltre i livelli di import del 2019. Ancor più rapidi i tempi di recupero di altre aree, per via di una riduzione dei volumi meno intensa nel corso del 2020 (è il caso soprattutto dei paesi asiatici, maturi e non) o di ripartenze mediamente più intense. All’interno degli emergenti, e nonostante un recupero delle commodity che spesso finanziano la loro domanda internazionale, un andamento relativamente meno brillante riguarda l’Africa subsahariana e l’America Latina, le cui prospettive rimangono frenate anche da una minor fiducia verso i sistemi sanitari nazionali circa la messa in campo di un’immunizzazione diffusa.

Focus Asia

Nel continente asiatico l’anno della pandemia è stato anche l’anno del più grande accordo di libero scambio mai siglato, un’intesa che può modificare gli equilibri competitivi in una delle aree a maggior potenziale in chiave prospettica (i paesi firmatari assorbono già l’8% dell’export italiano). Con un contributo al commercio mondiale di 9.300 miliardi di euro (di cui più di un quarto già intra area) e con oltre 2,2 miliardi di persone coinvolte, i 15 firmatari dell’accordo RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) hanno posto le fondamenta per un’intesa che, dal punto di vista commerciale, guarda soprattutto agli impatti di medio termine.

Per l’Italia si tratta di mercati che valgono nel complesso 39 miliardi di euro (l’8% del suo export) e il cui presidio rimane fondamentale per la ripresa dei prossimi anni. Già nel 2021 per esempio la crescita dell’import di questi paesi sarà superiore di almeno due punti a quella attesa per la media degli scambi mondiali.

I megatrend

Più che i settori in sé saranno premiate le strategie di quanti faranno propri gli stimoli verso digitalizzazione, sostenibilità e innovazione, i nuovi paradigmi che guideranno politiche industriali, modelli di produzione e consumo nell’epoca post-Covid. Stiamo, infatti, assistendo, all’accelerazione di alcuni macro-trend:

·         la ripresa accelera lo spostamento del baricentro del commercio internazionale verso oriente;

·         il barometro geopolitico segna per il 2021 l’opportunità di un nuovo multilateralismo con un ritrovato ruolo per un’Europa oggi più coesa e incisiva;

·     la contrazione della capacità di acquisto dei consumatori premierà il valore dei prodotti, inteso come rapporto prezzo/prestazione, ma anche la corrispondenza a valori immateriali dei consumatori come quello della sostenibilità sociale e ambientale.

Punti di forza delle imprese italiane

Di fronte ai momenti critici della storia recente, l’Italia ha mostrato alcuni dei suoi spunti migliori proprio attraverso l’internazionalizzazione tanto cara al Dott. Pulpan dalla Camera di Commercio Internazionale. Dall’introduzione dell’euro, all’ingresso della Cina nel WTO, alla crisi del 2009, le imprese hanno attraversato questi shock trasformandoli in occasioni di selezione virtuosa. Hanno, per esempio, saputo spostare sulla qualità i vantaggi competitivi una volta riconducibili agli sconti facili delle svalutazioni, guardare alla Cina anche come mercato (oggi il secondo fuori dall’Europa) più che mera minaccia, scommettere su un aumento della propria vocazione internazionale (l’export è ormai quasi 1/3 del PIL nazionale) davanti alle difficoltà del mercato domestico.

Oggi queste prove di forza del passato rappresentano per le imprese e per l’intero Sistema Paese un presupposto di fiducia; un pilastro su cui costruire la risposta a una sfida futura altrettanto complessa.

“Per le imprese italiane, dopo un periodo di difficoltà e coraggiosa resistenza, si apre nei prossimi mesi una fase di nuove possibilità – afferma Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. “Dobbiamo dare ai nostri giovani tutti gli strumenti per gareggiare ad armi pari con i loro coetanei stranieri, perché sui mercati internazionali, specie su quelli emergenti, c’è una crescente domanda di “Made in Italy” che va intercettata. Questa è la direzione da seguire e lo stiamo facendo grazie al “Patto per l’Export” e all’impiego dei fondi stanziati per la sua attuazione. Le aziende italiane che operano o desiderano operare oltreconfine si confrontano ogni giorno con molteplici sfide. Con uno sforzo economico senza precedenti – oltre 4 miliardi di euro – scommettiamo sulla loro capacità di farvi fronte, sostenendone la transizione digitale, la formazione di capacità manageriali e l’accompagnamento sui mercati esteri. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in molte sue sezioni, è stato concepito proprio con l’obiettivo di stimolare l’internazionalizzazione e la crescita dimensionale delle imprese italiane, soprattutto nei settori più innovativi e strategici, quelli legati all’alta tecnologia e alle cosiddette “transizioni gemelle”, digitale ed energetica, che necessitano di essere sostenuti negli investimenti in ricerca e sviluppo.”

“Dai dati arrivano anche alcuni segnali incoraggianti” – afferma Carlo Ferro, Presidente di ICE Agenzia. “Tra i Paesi del G8, l’Italia è il secondo per minor flessione dell’export e questo contributo ha consentito di attenuare un più forte calo dei consumi interni. Inoltre, nonostante il calo delle esportazioni ci sono eccellenze settoriali, gli ‘Oscar dell’export’, che hanno performato positivamente su alcuni mercati, indice della capacità delle nostre filiere di resistere agli shock inaspettati. Per esempio, il riso verso la Germania, la pasta verso Giappone e UK, il vino verso la Corea del Sud e l’Olanda e l’olio di oliva verso la Francia. Oltre il farmaceutico e l’alimentare, che sono cresciuti come settori, ci sono performance dell’export settore-Paese particolarmente positive: i componenti elettronici verso gli Stati Uniti, le macchine tessili verso la Turchia, le materie plastiche verso la Cina, le calzature in Corea del Sud, per fare alcuni esempi. L’incertezza degli scenari futuri però rimane un “elefante nella stanza”, per questo abbiamo potenziato la nostra azione. Non solo facciamo di più ma vogliamo farlo in modo nuovo, rapido e flessibile, con servizi scalabili e modulabili per accompagnare, con reazione e visione, le imprese sui nuovi trend di mercato tracciati dal Rapporto ICE-Prometeia.”

“Il 2020 si è chiuso con una caduta degli scambi mondiali poco superiore al 7% – afferma Alessandra Lanza, Senior Partner di Prometeia. “Eccezionale per intensità e diffusione su scala globale, il carattere non strettamente economico della crisi rappresenta un elemento di profonda incertezza. Allo stesso tempo supporta l’idea che, una volta superata l’impasse sanitaria, il recupero possa prendere slancio. Il Rapporto stima nel 2021 una ripartenza del commercio internazionale del 7,6% in volume e un’ulteriore crescita del 5,3% nel 2022. La convinzione è che le imprese italiane possano ancora una volta reagire con efficacia alle sfide dello scenario. Negli ultimi vent’anni hanno infatti sempre ben risposto ai momenti di rottura nel quadro competitivo (dall’euro, alla crisi del 2009, agli shock su mercati strategici), accettandone con coraggio la selezione virtuosa e trovando nell’intensificazione dell’internazionalizzazione le risposte più convincenti.”

“Adesso bisogna rimboccarsi le maniche per ripartire alla riconquista di ciò che si è perso e proiettarsi verso nuovi mercati e nuove conquiste – afferma Dott. Pulpan, dalla Presidenza della Camera di Commercio Internazionale. “Determinazione delle finalità e degli obiettivi per l’attivazione dell’impresa che concerne nuova strategia di business per un vantaggio competitivo è il solo scopo della pianificazione strategica di Internazionalizzazione della Camera di Commercio Internazionale per consentire alle imprese associate di raggiungere, nel modo più efficiente possibile, un vantaggio concreto e sostenibile sui propri concorrenti.”

Trump con le mani legate

Facebook e Instagram bloccano Donald Trump a tempo indeterminato

World, 08.01.2021 techprincess - In seguito all’assalto al Congresso a Capitol Hill, simbolo della democrazia nel mondo, Donald Trump è stato bloccato da Facebook, Instagram e Twitter per aver violato le politiche dei social, che hanno adottato misure restrittive senza precedenti. Il blocco iniziale di 24 ore si è esteso a tempo indeterminato, almeno fino alla fine del suo mandato e all’insediamento di Joe Biden, come nel caso di Facebook e Instagram. Twitter ha adottato lo stesso provvedimento per 12 ore, cancellando tre tweet che rappresentano gravi violazioni della politica del social network, come anche Snapchat, che ha bloccato il Presidente Donald Trump sulla propria piattaforma. YouTube ha annunciato che sospenderà temporaneamente tutti gli account che pubblicano menzogne ​​e disinformazione sulle elezioni o sull’assalto alla capitale, e anche la piattaforma Twitch ha disabilitato l’account di Trump.

L’annuncio del ban a tempo indeterminato arriva direttamente dal CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, come conseguenza del suo sostegno verso l’insurrezione e ai rivoltosi che hanno preso d’assalto il Campidoglio. In un post su Facebook si legge la seguente dichiarazione:

“Gli eventi scioccanti delle ultime 24 ore dimostrano chiaramente che il Presidente Donald Trump intende utilizzare il suo tempo rimanente in carica per minare la transizione pacifica e legale del potere al suo successore eletto, Joe Biden. La sua decisione di utilizzare la sua piattaforma per condonare piuttosto che condannare le azioni dei suoi sostenitori al Campidoglio ha giustamente disturbato le persone in America e in tutto il mondo. Abbiamo rimosso queste dichiarazioni ieri perché ritenevamo che il loro effetto – e probabilmente il loro intento – sarebbe stato quello di provocare ulteriore violenza”.

Il post del CEO di Facebook, Mark Zuckerberg

“Ma il contesto attuale è ora fondamentalmente diverso, e implica l’uso della nostra piattaforma per incitare un’insurrezione violenta contro un governo democraticamente eletto. Riteniamo che i rischi di consentire al Presidente di continuare a utilizzare il nostro servizio durante questo periodo siano semplicemente troppo grandi. Pertanto, stiamo estendendo il blocco che abbiamo posto sui suoi account Facebook e Instagram a tempo indeterminato e per almeno le prossime due settimane fino al completamento della transizione pacifica del potere”.

La decisione di Facebook, come anche di Twitter, ha ricevuto critiche per la poca tempestività e la risposta tardiva a una situazione già gravemente esacerbata, in seguito all’endemica circolazione di contenuti che seguono la retorica infiammatoria di Trump, che incoraggia l’insurrezione e le violenze verbali e fisiche. Restrizioni che subentrano dopo che legislatori e dipendenti delle società hanno affermato che le piattaforme hanno aspettato troppo a lungo per intraprendere azioni serie contro Trump, al punto da non essere riusciti a prevenire la disinformazione che ha portato al caos. Se le ultime restrizioni valgono, Facebook potrebbe essere la prima grande piattaforma a rimuovere Trump in modo permanente.

Il CEO di Facebook accusa il presidente di voler minare la transizione pacifica del potere

Questa è una dimostrazione di qual è l’impatto e il potere reale dei social, che da anni sono usati come megafoni del Presidente Donald Trump, camere d’eco per divulgare fake news, generare odio, disinformazione, complotti sistemici e, come abbiamo visto, porre le basi di un’insurrezione violenta. Spazi virtuali dove il presidente ha milioni di follower, più di 88 milioni di follower su Twitter, il social media preferito di Trump, rispetto ai 35 milioni su Facebook. “Per quattro anni avete razionalizzato questo terrore. Incitare al tradimento violento non è un esercizio di libertà di parola “, ha scritto Chris Sacca, un investitore tecnologico, al signor Dorsey e all’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg. “Se si lavora in quelle aziende, dipende anche da te“

Anche Edward Snowden, l’informatore della NSA, ha scritto un post circa la decisione dei social media di bannare temporaneamente il presidente degli Stati Uniti, affermando che, nel bene o nel male, questo sarà ricordato come un punto di svolta nella battaglia per il controllo del linguaggio digitale. Dopo anni in cui è stato permesso al presidente di vomitare bile e disinformazione online, non resta che capire come account del genere e pagine che speculano sull’odio e sulla polarizzazione, presenti tanto su Facebook, Twitter e YouTube, possano ancora esistere senza una misura, senza un controllo sulle informazioni e sui contenuti che condividono. Soprattutto serve capire se bannare Trump porti davvero ad una svolta concreta, considerato che esistono, purtroppo, tantissimi altri modi che potrebbero permettergli di trovare un’eco alla sua voce, per raccogliere consensi o disgregare ogni forma di dissenso democratico.

Il tragico attacco al Campidoglio è il risultato di un lungo processo di radicalizzazione online che ha avuto come obiettivo la disinformazione, le teorie del complotto a danni del singolo cittadino, al punto che è diventato sempre più difficile, spesso anche per chi è in possesso dei giusti requisiti e delle giuste competenze, distinguere tra realtà e finzione. Il ruolo futuro dei social media, in questo senso, è critico. Soprattutto questo ci pone dinanzi a un dilemma che ha al centro la questione della verità, come elemento normalizzante di ciò che può essere pubblicato e di ciò che è consentito condividere. Il progetto più grande e lungimirante non è solo difendere la verità e prevenire le fake news, è capire come educare i cittadini in modo che siano più resistenti e pronti ad esercitare il pensiero critico.

Good arriva la Bad Bank

La Commissione UE propone la creazione "bad bank" per i crediti deteriorati

Bruxelles, 16.12.2020  eunews – La crisi morde. La pandemia di Coronavirus con tutto ciò che ne è derivato – confinamento, cassa integrazione, chiusura di attività commerciali, azzeramento del turismo – mette in difficoltà il tessuto economico. Famiglie e le imprese, in particolare quelle di piccola e media dimensione, hanno riscontrato problemi finanziari e le banche, a loro volta, sono esposte. I crediti deteriorati, vale a dire i prestiti di cui si fa fatica a rientrare, aumentano. La Commissione europea allora cerca di correre ai ripari con una comunicazione agli Stati membri. Per risolvere il problema alla radice servono creazione di posti di lavoro e politiche che favoriscano l’imprenditorialità. Tutte competenze degli Stati membri. In attesa di interventi sul mercato del lavoro, l’UE cerca di intervenire sul fronte bancario, per scongiurare il rischio di crisi nel settore creditizio.

Una dei suggerimenti agli Stati è la creazione di ‘bad bank’, istituti che si fanno carico di ‘ripulire’ le banche con crediti divenuti inesigibili. Si ‘acquistano’ i prestiti in difficoltà, alleviando le sofferenze bancarie e rendendo possibile anche di liberare capitale da prestare a famiglie e imprese. L’obiettivo di questa iniziativa, spiega il commissario per i Servizi finanziari, Mairead McGuinness, è proprio quello di “garantire che i cittadini e le imprese europee continuino a farlo ricevere sostegno dalle loro banche è una priorità assoluta per la Commissione”. Nella sua comunicazione l’esecutivo comunitario non le chiama ‘bad bank’, le chiama “società nazionali di gestione patrimoniale”, considerate “molto efficaci nel liberare le banche dall’onere di elevati crediti deteriorati”.

Bruxelles si dice pronta a “sostenere gli Stati membri nella costituzione di queste società, se lo desiderano, ed esplorare i meriti della creazione di una rete di società di gestione patrimoniale a livello UE”. “La storia ci mostra che è meglio affrontare i prestiti in sofferenza in modo tempestivo e deciso, soprattutto se vogliamo che le banche continuino a sostenere le imprese e le famiglie”, sottolinea il vicepresidente per un’Economia al servizio delle persone, Valdis Dombrovskis, convinto che la strategia di fresca realizzazione “contribuirà a una ripresa rapida e sostenibile dell’Europa, aiutando le banche a scaricare questi prestiti dai loro bilanci e mantenere il flusso di credito”.

La Commissione richiama quindi l’attenzione sul recovery fund, che tra le altre cose dovrà servire a interventi di messa in sicurezza del sistema bancario europeo e, quindi, dei vari sistemi nazionali. Il fondo per la ripresa dell’UE, si precisa, “incentiverà e sosterrà le riforme per ridurre i crediti deteriorati, in particolare per migliorare l’efficienza dei quadri nazionali in materia di insolvenza e dei sistemi amministrativi e giudiziari”. Si chiedono dunque riforme bancaria, della pubblica amministrazione e della giustizia per l’erogazione di una parte dei fondi.

Nuove strategie economiche asiatiche

L'Asia forma il più grande blocco commerciale del mondo RCEP dopo anni di colloqui

Singapore, 15.12.2020 asianikkei - Quindici Paesi che domenica attraversano la regione Asia-Pacifico hanno firmato l'accordo di partenariato economico regionale globale, creando il più grande blocco commerciale del mondo che promette di contribuire ad accelerare la crescita post-pandemia dei membri. I 15 paesi sono Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, insieme ai 10 membri dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico. Insieme, rappresentano circa il 30 per cento del prodotto interno lordo e della popolazione mondiale. Questa è la prima volta che la Cina firma un accordo di libero scambio non commerciale di queste dimensioni. Arrivando in un momento in cui gli Stati Uniti sono meno entusiasti di unirsi agli accordi commerciali globali e ai colloqui su un accordo commerciale post-Brexit tra l'Unione europea e la bancarella del Regno Unito, l'Asia cerca di assumere un ruolo guida nel plasmare la nuova architettura del commercio globale. Il quadro di libero scambio appena firmato si estende oltre il commercio per stabilire norme e norme comuni per una serie di attività economiche. L'RCEP prenderà effetto dopo che almeno sei paesi dell'ASEAN e tre paesi non ASEAN lo ratificheranno. La cerimonia di firma di domenica si è tenuta online, ospitata dalla presidenza asean di quest'anno Vietnam. Con i leader nazionali che guardano, i ministri dell'Economia dei 10 membri del blocco del sud-est asiatico hanno firmato in ordine alfabetico, seguiti dagli altri cinque paesi. Hanno tenuto i loro documenti per gli altri partecipanti da vedere sopra il feed video, ognuno dei quali attira applausi da un pubblico di Hanoi. "Sono fiducioso che l'RCEP sarà presto ratificato ed entrata in vigore, rafforzando ulteriormente la nostra ripresa economica post-pandemia e offrendo prosperità condivisa alle persone e alle imprese di tutti i paesi partecipanti", ha detto il primo ministro vietnamita Nguyen Xuan Phuc dopo la firma di tutti i paesi. RCEP è stato ufficialmente proposto nel 2012 e i colloqui si erano trascinati dal 2013. I progressi sono stati particolarmente lenti nei primi anni, ma le discussioni hanno guadagnato slancio dopo che Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti nel 2017. In mezzo a una crescente tendenza al protezionismo, i governi partecipanti divennero più motivati a promuovere il libero scambio. Un'eccezione è stata l'India, inizialmente coinvolta nei negoziati, ma ritirata l'anno scorso, in quanto riluttante ad aprire i suoi settori agricoli e altri settori chiave. L'accordo, che i membri hanno descritto come "moderno, completo, di alta qualità e reciprocamente vantaggioso", comprende 20 capitoli di regole che coprono tutto, dal commercio di beni, investimenti ed e-commerce alla proprietà intellettuale e agli appalti pubblici. L'accordo eliminerà le tariffe su una gamma più ampia di merci che fluiscono tra i partecipanti, mentre i massimali sulle partecipazioni estere aumenteranno in un maggior numero di settori dei servizi, come i servizi professionali e le telecomunicazioni. Il capitolo sul commercio elettronico mira a migliorare la protezione dei consumatori e a salvaguardare le informazioni personali, nonché a promuovere l'accettazione delle firme elettroniche. Questo segna il secondo grande accordo commerciale multilaterale per l'Asia, dopo l'accordo globale e progressista per il partenariato transpacifico, o CPTPP - la versione di 11 membri del TPP, forgiata dopo che Trump ha tirato fuori gli Stati Uniti. Anche sette dei 15 membri dell'RCEP appartengono al CPTPP. Alcuni membri sono già legati da patti bilaterali di libero scambio, come quello tra ASEAN e Cina. RCEP può quindi essere visto come un quadro che unisce gli accordi esistenti. Ma per certi versi, il patto porta anche progressi storici. Per Cina e Giappone - le più grandi e seconde economie asiatiche - RCEP è il primo accordo di libero scambio a collegarle. I dazi sull'86 per cento delle merci giapponesi esportate in Cina saranno eliminati, rispetto all'attuale 8 per cento. Ciò promette grandi vantaggi per i produttori giapponesi, come i fornitori di parti di automobili. La crisi sanitaria globale non fa che a maggiorare la gravità del momento. La firma è arrivata mentre l'economia mondiale continua a soffrire degli effetti agghiaccianti del COVID-19. Mentre Cina, Corea del Sud e Vietnam hanno mostrato recuperi più rapidi, molti paesi asiatici hanno continuato a registrare contrazioni economiche nel trimestre luglio-settembre. Così domenica, i membri hanno espresso la speranza che l'RCEP svolga un ruolo chiave nella ripresa e nella prosperità a lungo termine della regione. "La firma dell'accordo RCEP è un impulso tempestivo alle prospettive a lungo termine della regione", ha detto domenica ai giornalisti il ministro del Commercio e dell'Industria di Singapore Chan Chun Sing. "Sarà un punto luminoso che punta alla direzione che ci aspetta." Ha detto che Singapore lo ratificherà "molto presto, nei prossimi mesi". Il ministro malese del commercio internazionale e dell'industria Azmin Ali ha dichiarato in una dichiarazione: "Indubbiamente, rappresenta una pietra miliare significativa e imperativa nell'integrazione e nel rilancio delle economie dei 15 partiti". Il segretario al commercio filippino Ramon Lopez ha detto ai giornalisti sabato che RCEP "offre opportunità di mercato più ampie per i nostri esportatori e fornitori di servizi". Egli ha aggiunto che i paesi RCEP rappresentano oltre il 50% del mercato delle esportazioni filippine. Un analista che ha parlato con il Nikkei Asia ha convenuto che l'accordo è significativo, in particolare alla luce dell'impatto prolungato del COVID-19 e delle incerte conseguenze delle elezioni presidenziali statunitensi. "Il commercio è un importante motore di crescita per i membri RCEP", ha dichiarato Cassey Lee, senior fellow presso il think tank ISEAS-Yusof Ishak Institute con sede a Singapore. Mentre i recuperi economici saranno lenti per molti paesi, ha detto, l'accordo darà ai firmatari maggiori opportunità commerciali e di investimento. "Ciò metterà questi paesi in una buona posizione per sfruttare e rafforzare reciprocamente la loro ripresa economica in futuro", ha detto Lee.  Per la Cina, RCEP si allinea con la nuova strategia economica del presidente Xi Jinping di "doppia circolazione" - rifocalizzandosi sulla domanda interna sfruttando al contempo il commercio e gli investimenti esteri. I funzionari cinesi hanno spinto per accordi multilaterali negli ultimi mesi, illustrati da una serie di riunioni ad alto livello, sia fisiche che virtuali. Pechino ha anche promesso di aprire ulteriormente il commercio e gli investimenti in quanto mira a diventare un "paese ad alto reddito" entro il 2025 e un'economia moderatamente sviluppata entro il 2035. "Continueremo a ridurre la lista negativa che consente l'accesso agli investimenti esteri", ha detto giovedì Qian Keming, vice ministro del Commercio cinese, in un forum. Egli ha proseguito afferma che le multinazionali saranno incoraggiate a partecipare a settori ad alta tecnologia e a progetti di sviluppo nelle regioni centrali e occidentali meno sviluppate della Cina. Pechino spera inoltre che l'RCEP dia impulso ad altri accordi multilaterali attualmente in corso, tra cui un trattato di investimento Cina-Unione europea e un accordo di libero scambio Cina-Giappone-Corea del Sud. Senza l'India, la Cina è di gran lunga il principale partecipante al RCEP, sia in termini di PIL che di popolazione. Sembra pronto a esercitare un sacco di influenza nel blocco di conseguenza -- un fattore che apparentemente ha reso alcuni governi riluttanti ad andare avanti se New Delhi non potesse essere attirata. "Il Giappone all'inizio ha detto che non voleva firmare se l'India non c'è perché RCEP diventa troppo dominante in Cina senza l'India", ha detto una fonte diplomatica dell'ASEAN a condizione di anonimato. "Ma ora ha detto di sì, perché non c'è scelta." I 15 membri lasciarono formalmente la porta aperta affinché l'India si unisca più tardi. Il primo ministro giapponese Yoshihide Suga ha dichiarato all'incontro RCEP di domenica che il Giappone avrà un ruolo di primo piano nel lavorare per portare il paese dell'Asia meridionale nell'ovile. Il presidente indonesiano Joko Widodo ha detto che la firma è solo l'inizio, aggiungendo che i membri devono ancora compiere sforzi per attuare l'accordo. "Ciò richiede anche un impegno politico ai massimi livelli", ha detto Widodo. "Per l'Indonesia, apriamo ancora opportunità ai paesi della regione di aderire a questo RCEP. " Tuttavia, le probabilità che l'India aderisca mai sono difficili da valutare. "Per quanto riguarda l'India, non ci siamo uniti a RCEP in quanto non affronta le questioni e le preoccupazioni in sospeso dell'India", ha detto Riva Ganguly Das, segretario del ministero degli Affari esteri, durante un briefing con i media virtuali giovedì. "Tuttavia, rimaniamo impegnati ad approfondire le nostre relazioni commerciali con l'ASEAN", ha aggiunto senza elaborare. Separatamente, l'ex ministro degli Esteri indiano Kanwal Sibal ha twittato sabato che la firma RCEP è "la più inopportuna". Ha detto questo "Signals countries non solo non può delink se stessi dalla Cina, ma [sono] pronti ad approfondire i legami [economici] con esso.Ulteriori reportage di Kiran Sharma a Nuova Delhi, CK Tan a Shanghai, Kim Jaewon a Seoul, Cliff Venzon a Manila, P Prem Kumar a Kuala Lumpur, Bobby Nugroho a Giacarta e Masayuki Yuda a Bangkok.