Scoperta Qeqertaq Avannarleq

La nuova isola più a Nord della Terra
Polo Nord, 28.08.2021 ilpost - È stata scoperta per caso da una missione scientifica danese e sembra essere il punto di terra emersa più vicino al Polo Nord. Un gruppo di scienziati di una missione danese in Groenlandia ha scoperto quello che si pensa essere il nuovo punto di terra emersa più a nord della Terra: una piccola isola che si trova circa 800 metri più a nord dell’isola che si credeva essere la più vicina al Polo Nord.

La scoperta della nuova isola è stata fatta per caso, a luglio, durante una missione per raccogliere alcuni campioni. Il gruppo di scienziati stava cercando di raggiungere in elicottero l’isola di Oodaaq, scoperta nel 1978 e ritenuta fino a pochi giorni fa il punto più a nord della Terra. Dopo essere atterrati e aver verificato la loro posizione con sistemi satellitari, gli scienziati si sono però accorti di essere in un luogo diverso da quello che credevano e verifiche successive hanno mostrato che la nuova isola si trova quasi un chilometro più a nord di Oodaaq (che si trova a circa 700 chilometri di distanza dal Polo Nord).

La nuova isola è lunga circa 60 metri, larga 30 e nel suo punto più alto arriva a circa 3 metri sopra il livello del mare: è fatta di fango e morena, i sedimenti di terra e roccia lasciati da un ghiacciaio. Rene Forsberg, professore dell’Istituto Spaziale danese, ha spiegato a Reuters che la nuova isola può effettivamente essere definita come tale perché è improbabile che possa essere completamente coperta dal mare ai cambiamenti di marea. Gli scienziati che l’hanno scoperto hanno chiesto che venga chiamata Qeqertaq Avannarleq, che in groenlandese significa “l’isola più a nord”.

La scoperta dell’isola è stata possibile per via dello spostamento di un ghiacciaio che la ricopriva, ma gli scienziati non ritengono che questo spostamento sia collegato ai mutamenti provocati dai cambiamenti climatici. Scientificamente, la scoperta non ha grande valore, anche se da tempo diverse spedizioni avevano cercato di trovare il punto più a nord dell’Artide: negli anni, diverse spedizioni hanno detto di aver individuato altre isole ritenute più a nord di Oodaaq, ma la questione è molto dibattuta anche per via della natura cangiante dell’area e per la definizione di Polo Nord. Qualcuno ritiene che anche l’isola di Oodaaq venga ciclicamente sommersa, mentre su altre scoperte in seguito non ci sono chiare informazioni.

Il Polo Nord non appartiene a un unico Stato e da tempo si discute e litiga su quale paese debba averne la sovranità. Stati Uniti, Russia, Canada, Norvegia e Danimarca ne possiedono delle parti ma la sovranità sulla maggior parte degli oltre quattro milioni di chilometri quadrati su cui si estende la regione non è ancora stata stabilita. Forsberg ha detto che la scoperta della nuova isola non avrà probabilmente effetti sulle pretese territoriali della Danimarca, poiché isole di queste dimensioni possono scomparire molto rapidamente.
Allerta sfruttamento falde idriche

Un quinto dell'Italia a rischio desertificazione:
Sicilia, Molise e Basilicata le più colpite
Roma, 25.08.2021 ilgazzettino - In Italia ad oggi un quinto del territorio nazionale è a rischio desertificazione. «In Italia il 10% del territorio è molto vulnerabile. La Sicilia è la regione più colpita (42,9% della superficie regionale), seguita da Molise, Basilicata (24,4%) e dalla Sardegna (19,1%). Secondo il C.N.R. (Consiglio Nazionale delle Ricerche), le aree a rischio sono il 70% in Sicilia, il 58% in Molise, il 57% in Puglia, il 55% in Basilicata, mentre in Sardegna, Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%, dati che indicano che il 20% del territorio italiano è in pericolo di desertificazione».

È quanto si legge nel dossier su incendi e desertificazione presentato oggi a Roma da 'Europa Verde' «Il cambiamento climatico, con siccità prolungate alternate a intense precipitazioni e aumento repentino delle temperature, sta letteralmente divorando il territorio - si legge nel dossier - innescando processi come l'erosione delle coste, la diminuzione della sostanza organica dei terreni (anche a seguito di pratiche agricole intensive) e la salinizzazione delle acque. Le cause del degrado dei suoli sono legate a diversi fattori, sia naturali che antropici.

La desertificazione rappresenta il risultato finale di questo complesso sistema di interazioni che porta a pregiudicare, in modo pressoché irreversibile, la capacità produttiva degli ecosistemi naturali, agricoli e forestali». «I fattori determinanti - prosegue il Rapporto di Europa Verde - che possono condurre al degrado dei suoli sono in particolare: l'erosione, lo sfruttamento eccessivo delle falde idriche, gli effetti della compattazione, la conversione delle aree agricole dovuta all'urbanizzazione ed alle dinamiche di popolazione nelle aree costiere, la salinizzazione primaria e secondaria, l'impatto degli incendi forestali e dei disboscamenti, la perdita di suoli su detriti alluvionali recenti a causa dell'estrazione di sabbia e ghiaia».

Il nucleo della terra cambia

Il campo magnetico della Terra si sta indebolendo e gli scienziati non sanno perchè
Cape Canaveral, 23.08.2021 esquire - Senza il campo magnetico terrestre non potremmo vivere. Questa forza complessa e dinamica ci protegge dalle radiazioni che si trovano nello spazio e dai venti solari. A generarlo è il nucleo della Terra, a 3 mila chilometri sotto i nostri piedi, che come un conduttore genera correnti elettriche. Il problema è che negli ultimi 200 anni il campo magnetico ha perso circa il 9% della sua forza.

La vasta regione più debole si trova l'Africa e il Sud America e viene spesso chiamata "Anomalia del Sud Atlantico".
Negli ultimi cinque anni, è emerso un secondo centro di minima intensità a sud-ovest dell'Africa, indicando che l'Anomalia del Sud Atlantico potrebbe dividersi in due celle separate.

Gli scienziati dello Swarm Data, Innovation and Science Cluster (DISC) stanno utilizzando i dati della costellazione di satelliti Swarm dell'ESA per comprendere meglio questa anomalia. Questi satelliti sono progettati per identificare e misurare con precisione i diversi segnali magnetici che compongono il campo terrestre.

Jürgen Matzka, del Centro di ricerca tedesco per le geoscienze, afferma: "Il nuovo minimo orientale dell'anomalia è apparso nell'ultimo decennio e negli ultimi anni si sta sviluppando vigorosamente. Siamo molto fortunati ad avere i satelliti Swarm in orbita per studiarne lo sviluppo. La sfida ora è comprendere i processi nel nucleo della Terra che guidano questi cambiamenti".
Stanno devastando il Paese

Ecosistema a rischio per i roghi
Italia, 23.08.2021 cronachedi - I roghi tossici rappresentano un danno per l’intero ecosistema perché non solo rendono l’aria irrespirabile e ci costringono a rimanere chiusi in casa nonostante il gran caldo ma provocano gravi danni anche alla natura, ovviamente, agli animali e a tutto ciò che ci circonda. Gli incendi di oggi non sono quelli di ieri. Il riscaldamento del pianeta di fatto sta trasformando i roghi dei piromani, le fiamme appiccate intenzionalmente da piccoli o grandi interessi, le scintille dovuti all’incuria, in devastanti eventi estremi sempre più frequenti e violente: vere e proprie tempeste di fuoco fuori controllo.

Il ruolo delle api
Le fiamme artigliano, dilaniano distruggono in maniera inarrestabile ecosistemi di cui abbiamo bisogno per vivere, foreste che amiamo, animali che stanno scomparendo. È il caso delle api. Piccoli insetti che sono fondamentali per l’intero ecosistema. Le fiamme hanno distrutto gran parte del patrimonio naturale della Campania.

Ma lo stesso vale per gran parte d’Italia, in questo periodo soprattutto la Sardegna è stata vittima di roghi. Incendi che hanno messo in ginocchio tantissime attività, compresa l’apicoltura. Per questo motivo Legambiente ha voluto lanciare una raccolta di fondi per coloro che sono stati maggiormente colpiti dai danni collegati agli incendi nel settore dell’apicoltura. Grazie ai fondi raccolti saranno donate arnie e sciami e verrano sostenuti i progetti degli apicoltori danneggiati dalle fiamme. L’obiettivo è far rinascere il territorio sostenendo chi ci vive e lavora, o vuole avviare una nuova attività, ricostruendo la biodiversità, di cui le api sono un fattore fondamentale.

Boom di incendi
Che siano dolosi o accidentali i grandi incendi in Italia sono cresciuti del 256% nell’estate 2021 con una escalation di fuoco che dalla Liguria alla Calabria, dalla Sardegna alla Puglia, dalla Sicilia alla Campania, dalla Basilicata all’Abruzzo, fino Marche, Molise e Toscana, costa all’Italia circa un miliardo di euro fra opere di spegnimento, bonifica e ricostruzione. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti su dati Effis rispetto alla media storica 2008-2020 in relazione ai violenti roghi che stanno devastando il Paese con decine di migliaia di ettari di boschi e macchia mediterranea inceneriti dalle fiamme, animali morti, alberi carbonizzati, oliveti e pascoli distrutti e fiamme che arrivano a lambire le città e la stessa riserva naturale di Castelporziano della Presidenza della Repubblica.

Una situazione angosciante che l’Italia è costretta ad affrontare perché se da una parte 6 incendi su 10 sono di origine dolosa, con i piromani in azione, dall’altra per effetto della chiusura delle aziende agricole, la maggioranza dei boschi nazionali si trova senza sorveglianza per l’assenza di un agricoltore che possa gestirli.
La battaglia continua

Clima Impazzito: Europa tra incendi e maltempo
Atene, 18.08.2021 euronews - In Grecia centinaia di vigili del fuoco hanno lottato per due giorni per contenere le fiamme che hanno colpito il nord-ovest di Atene, dove sono stati evacuati una casa di cura e diversi villaggi. L'incendio nella fitta foresta nell'area di Vilia è iniziato lunedì, poco dopo lo scoppio di un altro incendio a sud-est della capitale nell'area di Keratea. I due sono stati i più gravi tra le dozzine di incendi scoppiati quel giorno, hanno detto i vigili del fuoco. Il ministro greco per l'ordine pubblico, Michalis Chrysochoidis, ha detto martedì che la situazione a Vilia era in miglioramento nonostante una serie di riacutizzazioni e che l'incendio a Keratea è stato contenuto. Centinaia di incendi hanno bruciato in tutta la Grecia questo mese, alimentati dall'ondata di caldo più grave del paese degli ultimi decenni. Il caldo intenso e gli incendi hanno colpito anche altri paesi del Mediterraneo. In Francia le fiamme hanno colpito la Costa Azzurra.

Gli incendi delle ultime settimane hanno ucciso almeno 75 persone in Algeria e 16 in Turchia. Fiamme anche negli Stati Uniti e nella regione della Siberia settentrionale della Russia.
Grecia - Martedì i vigili del fuoco greci hanno detto che 370 pompieri con 115 veicoli combattono l'incendio di Vilia, con il supporto fornito da 20 aerei e 12 elicotteri. Quest'incedio assieme a quello di Keratea ha divorato circa 5.000 ettari (12.400 acri) di foreste e terreni agricoli, principalmente nell'area di Vilia.I vigili del fuoco stanno cercando di contenere in un parco nazionale di Atene e sull'isola greca di Evia. Altri pompieri, tra cui 40 vigili del fuoco austriaci, stanno combattendo grandi incendi nella regione greca meridionale del Peloponneso.

Costa Azzurra - "Il peggio è stato evitato" nei boschi vicino Saint-Tropez in Costa Azzurra, dove le fiamme hanno costretto migliai di turisti ad evacuare. l'incendio non ha causato vittime, "ma la battaglia continua" dice Macron che si è recato sul posto. "Circa 750 vigili del fuoco stanno combattendo contro questo incendio che è ancora molto aggressivo", ha detto nel pomeriggio di martedì un portavoce dei vigili del fuoco del dipartimento del Var. Quasi 1.300 persone, per lo più vacanzieri di un campeggio, sono state accolte in una palestra a Bormes-les-Mimosas, località vicina a Fort Brégançon, residenza estiva del Capo dello Stato. Secondo i vigili del fuoco, l'incendio divampato lunedì in un'area di sosta autostradale, a circa un centinaio di chilometri a nord-est della città costiera di Tolone, si è esteso per 6.500 ettari di foresta e macchia in serata. "L'incendio è molto grande, è una lotta molto difficile", ha detto il comandante Delphine Vienco all'Afp, parlando di "condizioni sfavorevoli, con vento forte e temperature elevate". Il danno all'ambiente è significativo: "La riserva naturale della Plaine des Maures è stata semidistrutta. È un disastro, perché è uno degli ultimi luoghi in cui si trovano le tartarughe di Hermann", una specie protetta, ha spiegato Concha Agero, il vicedirettore dell'Ufficio francese per la biodiversità. Le evacuazioni di migliaia di persone sono avvenute nell'entroterra di Cavalaire e Saint-Tropez, ha affermato la comandante Vienco. La prefettura del Var ha anche confermato l'evacuazione di diversi campeggi e ha chiesto "di non ingombrare le strade intorno al Golfo di Saint-Tropez" per permettere ai soccorsi di operare senza problemi. Le persone evacuate sono sistemate in edifici comunali.
Penisola Iberica - Anche il Portogallo è stato colpito da un grave incendio scoppiato lunedì nella regione turistica dell'Algarve (sud), provocando feriti tra i vigili del fuoco e portando all'evacuazione di una dozzina di frazioni. In Spagna, l'incendio divampato sabato a Navalacruz, nei pressi di Avila (centro-ovest), resta "attivo" al "livello 2 di pericolosità", ma la sua evoluzione è ora considerata "favorevole", secondo le autorità della regione di Castiglia e Leon, mentre preoccupano i diversi roghi attivi nelle isole Canarie.

Austria e Germania - In Austria è stata la pioggia e il vento a causare danni. A Salisburgo, le strade e la rete ferroviaria del Pinzgau sono stati distrutti. Il torrente ha rotto gli argini per la terza volta in 3 giorni. E l'esercito è stato chiamato a rimuovere le macerie con mezzi pesanti.
Nel nord della Germania un tornado ha lasciato una scia di distruzione nella regione della Frisia orientale. Nel comune di Grossheide, nel Land della Bassa Sassonia, il tornado ha seriamente danneggiato una cinquantina di case, ribaltando veicoli e abbattendo alberi. La velocità del vento ha segnato fra i 180 e i 250 km orari. I vigili del fuoco hanno fatto fronte a un centinaio di interventi nel corso della notte. Nel bilancio, anche 5 edifici non più abitabili. Il sindaco della cittadina di 8.500 abitanti ha parlato di "situazione catastrofica". In Germania si verificano fra i 20 e i 60 tornado all'anno, ma raramente hanno la portata di quello che ha colpito la Frisia, che era di media potenza, stando agli esperti, e viene classificato come di categoria F2.
Brucia la nostra Natura

Incendi in Italia, è strage di animali
Roma, 11.08.2021 lastampa - Ricci, scoiattoli, cervi, caprioli, volpi, ghiri. E ancora: passeri, capinere, falchi, tartarughe, salamandre, lucertole. Sono stimati in oltre 20 milioni gli animali selvatici arsi vivi negli incendi boschivi che hanno colpito l'Italia, soprattutto al Sud, dall'inizio dell'estate. A morire accerchiati dalle fiamme, disorientati e intossicati dalle colonne grigie di fumo che ne impediscono la fuga, ci sono numeri impressionanti di mammiferi, uccelli e rettili. Per contare solo i vertebrati, ai quali vanno aggiunti milioni e milioni di invertebrati.

La stima - elaborata in esclusiva per LaPresse dal responsabile fauna di Legambiente Antonino Morabito - oscilla tra i 20 e i 24 milioni di animali selvatici morti ed è calcolata sulla base dei decessi per ettaro (10mila m2) di territorio bruciato: circa 100 mila ettari nei primi due mesi dell'estate. A morire soffocati e bruciati sono stati nelle ultime settimane circa 2 milioni di mammiferi, tra cui: caprioli, cervi, volpi, ricci, e roditori come scoiattoli e ghiri.

Oltre 2 milioni anche gli uccelli rimasti senza scampo tra le fiamme, in particolare tra le specie che nidificano negli arbusti, a cominciare dai piccoli passeriformi come la capinera e l'occhiocotto. Soprattutto i piccoli nati da pochi mesi. E i numeri salgono ancora quando si parla di anfibi e rettili. Circa 4 milioni i primi, tra cui la rana italica, tritoni, salamandre e molte specie endemiche. E addirittura 15 milioni i rettili: lucertole (alcune presenti solo in Sicilia e Sardegna) e serpenti, ma anche gechi e tartarughe.

«L'ecocidio - commenta Morabito - è tanto più grave quanto più è ampio il fronte dell'incendio e alto il numero degli habitat coinvolti come nel caso delle foreste vetuste. E soprattutto quando vengono accesi più focolai contemporaneamente e gli animali selvatici si ritrovano senza nessuna via di fuga, accerchiati prima dal fumo poi dalle fiamme». Troppo spesso questi animali non vengono presi in considerazione e conteggiati tra i danni devastanti degli incendi boschivi. «Parliamo invece di numeri altissimi e di perdite consistenti per la biodiversità e l'equilibrio degli ecosistemi. Tanto più - aggiunge l'esperto - che ad essere colpiti in queste settimane sono soprattutto i cuccioli che ancora si allontanano poco dalle tane o dai nidi».

Una strage che parte da lontano, si ripete drammaticamente ogni anno e che riguarda soprattutto il Sud. In Campania, Puglia, Calabria e Sicilia si concentra infatti il 55% degli incendi. Nel 2020, secondo i dati elaborati da Legambiente, gli incendi dolosi e colposi sono stati 4.233 e hanno toccato 62.260 ettari. E quest'anno le cose vanno anche peggio. Secondo i dati del Sistema europeo di monitoraggio, aggiornati all'8 agosto scorso, «nel 2021 - precisa Morabito - sono già 110 mila gli ettari andati in fumo. Di questi 100 mila sono terre siciliane, calabresi e sarde».

«La strage di animali selvatici morti bruciati negli incendi di questi giorni dà un'idea dell'entità del danno che questi rappresentano per la ricchezza della vita. Un danno che difficilmente si comprende quando si parla solo di alberi e di foreste». Lo dice a LaPresse il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi commentando le stime degli animali uccisi –. Pochi pensano che le foreste siano lo scrigno della ricchezza vitale indispensabile alla sopravvivenza di noi Sapiens. Un altro modo per capire la gravità del fenomeno è attribuire un prezzo a questi disastri. Parliamo di centinaia di milioni di euro tra servizi ecosistemici perduti, rischio idrogeologico incrementato e riforestazione».