La macchina delle tasse riprende

Conto Corrente
dal 1° settembre pignorano i soldi. Ecco come
Roma, 30.08.2021 trendonline - L’Agenzia delle Entrate – Riscossione riparte con il pignoramento del conto corrente, a rischio stipendi e pensioni. La macchina delle tasse riprendere l’ingiunzione fiscale nell’indifferenza assoluta di uno Stato impegnato a stringere su altri fronti. Che tu sia una partita IVA, pensionato, lavoratore pubblico o privato non importa, dal 1° settembre rischi il pignoramento del conto corrente. Stipendi, pensioni e risparmi del conto corrente minacciati dai mancati incassi della Riscossione. Per milioni di contribuenti dalle prossime settimane si avvicina l’incubo delle ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. La ripresa dell’attività dell’ex Equitalia riavvia il nastro della riscossione coattiva interrotto a marzo 2020.
L’Agenzia delle Entrate – Riscossione riparte con il pignoramento del conto corrente, a rischio stipendi e pensioni. La macchina delle tasse riprendere l’ingiunzione fiscale nell’indifferenza assoluta di uno Stato impegnato a stringere su altri fronti. Che tu sia una partita IVA, pensionato, lavoratore pubblico o privato non importa, dal 1° settembre rischi il pignoramento del conto corrente.
Stipendi, pensioni e risparmi del conto corrente minacciati dai mancati incassi della Riscossione. Per milioni di contribuenti dalle prossime settimane si avvicina l’incubo delle ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. La ripresa dell’attività dell’ex Equitalia riavvia il nastro della riscossione coattiva interrotto a marzo 2020. La verità è che le procedure esecutive avviate dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione prevedono l’azione di pignoramento dei beni mobili o immobili, senza escludere i risparmi presenti sul conto corrente, né tantomeno stipendi e pensioni. L’espropriazione forzata viene anticipata dalla notifica emessa dalla Riscossione della cartella esattoriale minimo un anno prima.
Dall’intimazione di pagamento il contribuente dispone di un periodo temporale di 5 giorni per pagare l’importo oggetto ingiunzione. In ogni caso, può disporre una richiesta di rateizzazione delle somme a debito o presentare una sospensione legale.
Dal 1° settembre 2021 (salvo proroga) riprende in tutto il suo vigore l’Agenzia delle Entrate - Riscossione, procedendo con la notifica delle nuove cartelle di pagamento costipate nei cassetti per l’effetto dei provvedimenti di fermo. Non solo.
Partono gli avvisi di accertamento esecutivo, nonché di addebito INPS, i pignoramenti delle cartelle oggetto della sospensione e si riattivano le procedure cautelari del fermo amministrativo, nonché ipoteche. In tutto questo, si ripristinano le verifiche della Pubblica Amministrazione per i pagamenti del valore maggiore di 5.000 euro. In presenza di debiti erariali, viene fermato il pagamento sino al recupero dell’importo dovuto.
L’ex Equitalia stringe il nodo pignorando il conto corrente, stipendi e pensioni
Come è ben noto la norma che ha bloccato l’attività dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione è stata emanata dall’ex Governo Conte l’8 marzo 2020 nel Cura Italia. Poi, dopo un susseguirsi di proroghe sul fermo dell’attività di riscossione si è giunti all’ultimo termine di scadenza fissato nella data del 31 agosto 2021.
In assenza di ulteriori interventi non ripartono solo le cartelle esattoriali dormienti, ma anche i pignoramenti, fermi amministrativi e le verifiche della Pubblica amministrazione per le fatture con valore maggiore di 5.000 euro.
Tanto per cominciare la sospensione della riscossione coattiva delle entrate riguarda all’incirca 60 milioni di atti. Il tutto notificato in modo graduale dando precedenza agli atti prossimi alla scadenza. In un calvario in cui tutti coloro che dalla data dell’8 marzo 2020 reggevano sulle spalle un malloppo di debiti scaduti saranno investiti nell’immediato dagli atti di pignoramento su conto corrente, stipendi e pensioni. Mentre, sarà più facile la vita per coloro che nel medesimo periodo temporale si confrontavano con delle rate da versare. Infatti, per quest’ultimi contribuenti è prevista una ripresa “fiacca”, specie in considerazione che le ultime scadenze sono fissate per il 30 settembre 2021. Nel merito, va detto, che i versamenti sulle cartelle esattoriali relative al periodo temporale dall’8 marzo 2020 e sino alla data del 31 agosto 2021 possono essere regolarizzate in un’unica tranche o rateizzate. Si ricorda, infine che per quest’ultima ipotesi la richiesta della rateizzazione del pagamento delle cartelle esattoriali va presentata entro la data del 30 settembre 2021.
Espropriazione forzata sul conto corrente cosa cambia e per chi?
Quando il creditore è rappresentato da una società finanziaria, oppure è un fornitore o da un terzo soggetto per il recupero del credito si procede avviando una procedura esecutiva per ottenere l’appagamento del diritto del creditore.
In pratica, un avvocato predispone l’atto di pignoramento dello stipendio, pensione o conto corrente e procede con la notifica dello stesso a mezzo dell’ufficiale giudiziario, seguendo un iter regolamentato dalla normativa con la presenza di un ordine imposto dal giudice del tribunale. Quest’ultimo dopo la verifica del fascicolo disposto dal creditore ordina al datore di lavoro o alla banca di bloccare una somma di denaro mettendola a disposizione del creditore.
Una procedura che viene completamente saltata dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Infatti, l’Esattore per legge emana la cartella di pagamento provvedendo a iscrivere a ruolo il debito. Spesso, inconsapevolmente, non consideriamo che le cartelle esattoriali sono equiparate a titolo esecutivo. In altre parole, producono a tutti gli effetti di legge le conseguenze di una sentenza, paragonabile alla cambiale o all’assegno.
Nel momento in cui la Riscossione notifica una cartella esattoriale il contribuente può esercitare un’azione di opposizione nei termini di legge. In mancanza di contestazione, se la cartella esattoriale non viene regolarizzata funge da sentenza passata in giudicata. In questo caso l’atto non può essere impugnato, poiché sono decorsi i termini fissati per presentare un ricorso. Si consiglia la visione del video YouTube Video66 sulle cartelle esattoriali e pignoramenti, dal 1° settembre ripartono notifiche.
Occhio all’errore nel pignoramento dello stipendio, pensione e conto corrente
In questo caso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione nomina un Esattore, ossia un funzionario che svolge un ruolo decisivo, ossia notifica il provvedimento di pignoramento del conto corrente, stipendio o pensione. Ricevuto l’atto il contribuente deve regolarizzare la posizione debitoria oggetto del pignoramento entro 60 giorni. Nell’ipotesi in cui, non provvede a versare quanto richiesto dall’Esattore, i soldi bloccati dall’atto finiscono direttamente nel conto corrente indicato dal Fisco.
La verità è che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione detiene un potere supremo, incontrastato sulle procedure esecutive, non avendo la necessità di seguire i passaggi dell’espropriazione forzata presso terzi che prevedono l’udienza di convocazione dinanzi al Tribunale. Tanto per cominciare, manca la verifica operata dal giudice sull’intera procedura dell’espropriazione forzata.
Questo, perché, le procedure esattoriali sono esercitate da un soggetto che opera a mezzo di un ente pubblico che rappresenta lo Stato italiano. Resta la piena trasparenza della procedura che garantisce al contribuente il pieno rispetto delle norme, che permettono a quest’ultimo d'individuare i cavilli per proporre ricorso innanzi al giudice del tribunale.
Ecco, perché la Corte di Cassazione in più occasioni ha spiegato che l’atto di pignoramento emanato dalla Riscossione deve contenere il motivo per cui l’esattore requisisce il denaro dal conto corrente, stipendio o pensione. In assenza di questo piccolo particolare, l’esecuzione forzata può essere impugnata per illecito amministrativo, poiché il pignoramento è illegittimo.
L’ex Equitalia si prepara a pignorare il conto corrente, buste paghe e pensioni
Esistono diverse circostanze che possono portare alla nullità dell’atto di espropriazione forzata del conto corrente, pensioni e stipendi, in particolare:
se l’Agenzia delle Entrate – Riscossione non indicata nell’atto di pignoramento i crediti riferiti alla procedura esecutiva;
se l’atto di pignoramento è carente di nota informativa delle cartelle esattoriali. Se l’Esattore non indica il numero delle cartelle di pagamento scadute e non pagate, sempre riferite alla procedura di espropriazione forzata.
Piccole sottigliezze che sembrano di poco conto, ma che possono schivare un pignoramento sul conto corrente, pensioni e stipendi. D’altra parte, è bene ricordare che la Riscossione opera avviando una procedura generica nella quale emerge solo l’importo del credito.
L’Esattore preme per intimare alla banca di bloccare il denaro oggetto del pignoramento del conto corrente. Riservando lo stesso discorso per il datore di lavoro in presenza di una procedura cautelare con trattenuta dello stipendio.
Non bisogna dimenticare che la nullità del pignoramento promosso dall’Esattore dipende dalla scarsa informazione che emerge dall’atto connessa sia alle caratteristiche del credito che all’individuazione delle cartelle esattoriali.
In presenza di uno di questi elementi, il contribuente può opporsi al titolo esecutivo richiedendo la nullità della procedura con la restituzione delle somme di denaro trattenute indebitamente dal Fisco.
Pignoramento conto corrente, stipendi e pensioni: occhio ai documenti!
Le ombre di dubbio sull’operato della Riscossione sono tante, basti pensare che non sono pochi i contribuenti che spesso ricevono un atto di pignoramento del conto corrente riportante solo l’importo del debito. L’assenza di dati utili non concede la possibilità di risalire alla cartella esattoriale oggetto della procedura esecutiva.
La verità è che un atto così formulato è annullabile come spiegato da diverse sentenze della Corte di Cassazione, ma è altrettanto certo che si pone il contribuente nella posizione di non potersi difendere, non riuscendo a individuare la correttezza della procedura di pignoramento.
Cina: un colpo di fortuna la fuga di Biden

Il Dragone che divora tutto... sempre pronto a farsi valere nelle istituzioni internazionali
Pechino, 20.08.2021 ilgiornale - La Cina sta entrando in Afghanistan a vele spiegate. Vele di seta, naturalmente.
La ritirata o, meglio, la rotta di Joe Biden si trasforma in una catastrofe.
Ai vecchi problemi se ne aggiunge uno nuovo, anche se non molto noto: la fuga dell'Occidente spalanca la porta all'arcinemico del mondo occidentale, la Repubblica Popolare Cinese che persegue a ritmo forsennato la sua politica di grandissima potenza militare ed è affamata di materiali di cui l'Afghanistan è ricchissimo - che oggi costituiscono la ricchezza delle nazioni, non più il petrolio, ma le «terre rare» dai nomi poco noti come il lantanio, il cerio, il neodimio e i giacimenti di litio.
A che cosa servono queste terre rare? A rendere più potenti e più sofisticati i congegni da cui dipende la supremazia militare e tecnologica, dai cellulari ai carri armati, dai missili alle reti satellitari.
L'Afghanistan durante tutti questi anni di intervento occidentale ha moltiplicato la produzione di eroina, che è la vera banca dei santoni integralisti e moralisti ai quale Biden ha restituito Kabul.
Questa azienda integralista, perché integrata con Al-Qaida, è il più potente cartello della droga del mondo (più dei sudamericani) che produce un profitto di trecento miliardi di dollari (tra poco sotto il controllo cinese), il che rende l'Afghanistan la più desiderabile preda per preparare armi con cui combattere cyber-war attraverso i computer e le guerre aeree e stellari.
Ricordiamo che la Cina ha i suoi satelliti militari protetti dalla faccia nascosta della Luna.
La frettolosa e caotica fuga americana potrebbe in teoria incoraggiare le minoranze musulmane cinesi, già segregate in campi di concentramento.
Pechino non teme alcuna ripercussione del genere e considera la fuga di Biden come un colpo di fortuna.
A Kabul sono aperte solo tre ambasciate: la pakistana, la russa e quella di Pechino, i cui strateghi hanno da tempo offerto ai talebani un programma di infrastrutture per più di trecento miliardi di dollari con cui contano di poter piantare le unghie su quelle terre anche rare, come stanno già facendo in quasi tutta l'Africa dove ci sono Stati che si sono indebitati fino alla miseria per avere accettato l'amico cinese.
Tutto ciò accade sotto gli occhi delle nostre intelligence e di coloro che, di mestiere, non dovrebbero sguazzare sul bagnasciuga ma studiare come impedire l'inferno possibile prossimo venturo.
Alla questione umanitaria di proporzioni gigantesche si è dunque aggiunto il problema strategico che ci riguarda tutti perché è in gioco la questione della pace e della guerra e di conseguenza della nostra stessa libertà personale e collettiva.
Non si discute la perla del drago

Drago e Dragone
tra storia, culture e credenze
Roma, 17.02.2021 agichina - Il 23 gennaio scorso i Cinesi hanno festeggiato l'inizio dell'anno del drago. Il drago è sempre stato un animale, mentre il dragone è un soldato a cavallo. San Giorgio uccide un drago, non un dragone, altrimenti si sarebbe trattato di uno scontro tra due cavalieri. Non è chiaro se la prima raffigurazione pittorica di questa leggenda rappresenti veramente un drago. In latino il termine draco/draconis indica un grosso serpente, come quello che avrebbe soffocato Laocoonte e i suoi figli. In ogni caso il drago come il serpente simboleggia il male. Anche la Vergine lo schiaccia. Per indicare la differenza tra i due termini gli Inglesi distinguono fra l'animale Dragon ed il soldato Dragoon. I Tedeschi chiamano il primo Drache ed il secondo Dragoner. Solo i Francesi chiamano entrambi Dragon. In portoghese il termine per drago è Dragao, che si pronunzia Dragon. Il primo a parlare di dragoni imperiali fu il gesuita maceratese Matteo Ricci (XVI secolo). Alla pari di altri missionari che si recavano in Cina, Ricci trascorse prima un periodo a Coimbra, in Portogallo, dove studiò il portoghese. Fu il primo occidentale a parlare del drago che dal portoghese trasformò nel nome di dragone. Parlare di dragone cinese è un derivato, quindi, dal portoghese. Dall'epoca di Matteo Ricci qualche autore ha usato, impropriamente, il nome di dragone al posto di drago. Il drago cinese ha spesso in bocca una palla o una perla. La perla è simbolo di pioggia, elemento indispensabile per un popolo come il cinese, eminentemente contadino. E' quindi più corretto parlare di drago cinese e lasciare il dragone alla terminologia militare. Il drago più comune (detto "lungo"), prende a prestito le proprie caratteristiche da veri animali, nove, si diceva: la testa al cammello, le corna al cervo, gli occhi al coniglio (o al gamberetto, secondo altri), le orecchie alla mucca, il corpo alla lucertola, il ventre alla rana, le scaglie alla carpa, le zampe o le palme alla tigre, gli artigli all'aquila. Accade di rado che sia dotato d'ali (di pipistrello, in tal caso) e poteva essere di vari colori. Si credeva che fosse sordo e si nutrisse di carne di rondine. Infine, elemento importante per il nostro approccio: diversamente da quanto accadeva nell'occidente medievale, in cui rappresentava l'incarnazione del male e delle forze maligne, al contrario, in Cina, il drago è una creatura benefica e di buon augurio. Annunciava la pioggia e distribuiva fertilità. Aveva il potere della metamorfosi, il dono di rendersi, a piacimento, visibile o invisibile, e le sue apparizioni in cielo - sempre folgoranti - erano accolte come presagi di messi abbondanti, garanzie di future ricchezze. Si riteneva che i draghi potessero nascondersi e annidarsi ovunque, nei cieli, in acqua, sulla terra e sottoterra. D'altronde, negli ultimi secoli, il drago venue anche associato al potere imperiale: divenne “l’animale emblematico dell'imperatore", detto "Figlio del Cielo", ma anche "Volto di Drago". In questo caso il nostro animale soprannaturale simboleggiava la funzione, che spettava all'imperatore, di assicurare i ritmi stagionali e lo scorrere armonioso della vita. L'Imperatore era garante dell'ordine e della prosperità dell'universo. Al collo dei draghi era spesso rappresentata una perla appesa, che ricordava il fulgore e la perfezione delle parole dell'imperatore, la precisione del suo pensiero e l'assennatezza degli ordini del sovrano. "Non si discute la perla del drago" soleva ripetere lo stesso Mao Zedong! Così, in Cina, nonostante il suo aspetto fantastico, il drago non ha mai assunto quelle caratteristiche paurose e bellicose che gli conferirono i nostri artisti, opponendolo a San Giorgio o a San Michele, per esempio. Al contrario, in Cina lo vediamo spesso bonario, che gioca con un compagno a rincorrere una perla infiammata, il "rubino magico", una specie di pallina irta di una voluta, che si riteneva richiamasse la folgore e il rombo del tuono. Per altri, questa "perla lucente", spesso rossa, rappresenterebbe la luna, o ancore il sole, o perfino l'uovo cosmico, che si ritiene contenga tutta l'energia umana condensata. Di fatto, la voluta raffigurata su questa palla, riproduce il segno figurativo del tuono nella scrittura arcaica. Ed è indiscutibile che il drago fosse del resto strettamente connesso alla pioggia, all'acqua e alle nuvole. Di natura essenzialmente acquatica, il drago compariva regolarmente nel mezzo di nuvole o di flutti, e se spesso si contorce con veemenza, è più per manifestare la propria forza, foga e vitalità, che per esprimere aggressività o furore. In Cina veniva percepito come un animale bonario e giocherellone. Nelle raffigurazioni dei combattimenti tra draghi, questi non si mordono e non si dilaniano mai come si può invece vedere in Iran, nei manoscritti o sulle ceramiche. In Cina la loro fugace apparizione annunciava la pioggia o qualche felice avvenimento politico, per esempio la nascita di un futuro grande imperatore.
Cambierà il destino dell’umanità?

Baba Vanga, profezie per il 2021 “anno di grandi sofferenze: verrà un drago che…”
Sofia, 31.12.2020 ilsussidiario - Baba Vanga, ecco tutte le sue profezie per il 2021. Le catastrofiche previsioni della chiaroveggente bulgara, morta nel 1996: “Sarà un anno di grandi sofferenze: verrà un dragone che…”. Cosa ha previsto Baba Vanga per il 2021? Mentre il mondo si arrovella anche quest’anno sui testi criptici e volutamente vaghi di Nostradamus, c’è anche chi preferisce ascoltare un’altra campana ovvero la chiaroveggente bulgara che da qualche tempo a questa parte viene sovente citata per via di alcune profezie che non si sono poi discostate di molto dalla realtà dei fatti o che comunque destano molto scalpore per via del fatto che sono davvero molto cruente. Quando si parla di Vangelija Pandeva Dimitrova, questo il nome di battesimo della mistica ed erborista bulgara scomparsa nel 2006 all’età di 85 anni, non si corre certo il rischio della penuria di argomenti dal momento che le sue previsioni arrivano fino al 5079 e vengono però svelate poco alla volta ogni anno: parlare di ‘regalo’ per i suoi seguaci forse suona un po’ troppo ironicamente macabro e quindi ci limitiamo a vedere cosa dice Baba Vanga a proposito del 2021.
La donna, come è noto, visse una vita difficile dato che non solo nacque prematura ma patì sempre le complicazioni mediche di quell’avvenimento ma essendo anche praticamente semianalfabeta e avendo sempre trascorso la propria esistenza in una zona remota e rurale della Bulgaria non ha scritto mai nulla: di fatto, le profezie frutto di quelle che secondo molti erano le sue abilità paranormali, furono messe per iscritto dai suoi seguaci e dalle persone che la circondavano, motivo per cui alcuni dubitano non tanto della loro veridicità (qui si tratta di un vero e proprio atto di fede, ed esulerebbe dal nostro discorso) quanto del fatto che sia stata la stessa Baba Vanga a riferirle. Ad ogni modo solo l’anno scorso la chiaroveggente aveva previsto la morte di Vladimir Putin e Donald Trump, cosa poi non verificatasi anche se nel caso dell’inquilino della Casa Bianca in un certo senso aveva anticipato la ‘fine’ dal punto di vista politico.
Passando invece alle profezie di Baba Vanga per il 2021 che sta per cominciare, non c’è da stare molto allegri anche perché sovente non è andata molto lontana dalla realtà: la donna che di fatto aveva anticipato in qualche modo gli attentanti dell’11 settembre, la Brexit e che ha previsto per il 2043 Roma quale nuova capitale del califfato dell’ISIS, parla del prossimo come un anno di “grandi sofferenze” dato che “le persone saranno divise dalla loro fede”. Secondo la mistica che diventò cieca all’età di 12 anni, “assisteremo a eventi devastati che cambieranno il destino dell’umanità”. Inoltre, nelle nuove profezie rivelate solo di recente, Baba Vanga parla pure di “un dragone forte catturerà l’umanità, i tre giganti si uniranno e alcune persone avranno soldi rossi”: in tal caso, e qui l’interpretazione parrebbe facile, il dragone sarebbe un chiaro riferimento alla Cina, come pure ai soldi rossi, mentre i “tre giganti” potrebbero essere tre grandi potenze sullo scacchiere mondiale.
Come nel caso di Nostradamus, anche per la chiaroveggente dell’est europeo “il mondo soffrirà di molti cataclismi e gravi disastri” anche se su questo punto non entra nel dettaglio e resta pure lei molto criptica. Non mancano, come l’anno scorso, delle previsioni su Donald Trump che a suo dire dovrebbe soffrire di una grave malattia che non solo lo lascerà sordo ma gli causerà pure danni cerebrali, mentre un ‘evergreen’ è l’attacco di esponenti dell’Islam radicale verso il cuore dell’Europa e stavolta potrebbe avvenire mediante l’impiego di armi chimiche. Infine, se il riferimento a delle malattie infettive può essere letto come l’ultima coda (auspicabilmente…) della pandemia da Covid-19, non manca nemmeno stavolta la minaccia di morte per Vladimir Putin che potrebbe essere vittima di un tentativo di assassinio e che, visto come sono andate finora le cose, non può che ringraziare Baba Vanga per avergli di fatto allungato la vita…
Non sarebbe dovuta finire così

Afghanistan, Angelina Jolie umilia Joe Biden:
"Fallimento totale, da americana mi vergogno"
Los Angeles, 24.08.2021 libero - Il fallimento in Afghanistan ha provocato critiche a valanga contro il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Gli attacchi contro di lui riguardano soprattutto il frettoloso e male organizzato ritiro dal Paese. Adesso c'è addirittura il rischio che non si riesca a salvare tutti entro il 31 agosto, la scadenza fissata dai talebani. A esprimere un forte dissenso è stata anche una star di Hollywood, Angelina Jolie. "Come americana mi vergogno del modo in cui siamo partiti - ha dichiarato l'attrice intervenendo sul Time magazine -. Credevo che stessimo facendo la cosa giusta, stando fianco a fianco degli afgani e combattendo per una causa nobile. Mentre ci allontaniamo dall’Afghanistan, è difficile mantenere quella fiducia". La Jolie ha criticato duramente le operazioni finali condotte nel Paese sotto la guida del presidente: "Qualunque sia la vostra opinione sulla guerra in Afghanistan, probabilmente siamo d’accordo su una cosa: non sarebbe dovuta finire in questo modo". "Rinunciare all’idea di un accordo di pace tra il governo afghano e i talebani e abbandonare i nostri alleati e sostenitori nel modo più caotico che si possa immaginare, dopo tanti anni di sforzi e sacrifici, è un tradimento e un fallimento impossibile da comprendere appieno", ha proseguito la star americana. Secondo lei, inoltre, mancherebbe anche una strategia per tutelare e sostenere le donne e la società civile in Afghanistan, che i talebani hanno già preso di mira.
Con Draghi i lavoratori si trovano in difficoltà

Sono già a rischio quindi tutti i lavoratori che hanno effettuato l’isolamento fiduciario da gennaio a giugno di quest’anno
Roma, 25.08.2021 urbanpost - L’isolamento fiduciario dunque non rientra più nei casi di malattia, cosa succede ora per i lavoratori?
Un’alternativa concreta e brutale sarebbe il taglio in busta paga.
I sindacati sono già all’opera e chiedono al Governo di fermare quest’ingiustizia.
Quarantena Inps non paga i lavoratori: sindacati chiedono intervento urgente
Per tutto il 2020 il Governo Conte aveva finanziato 663,1 milioni per difendere i lavoratori entrati in contatto con un positivo.
Ma con Draghi le cose cambiano, nel 2021 le spese per i lavoratori costretti all’isolamento non sono più previste e adesso i lavoratori si trovano davanti a delle difficoltà.
Se non è possibile lavorare in smart working e il dipendente sarà costretto alla quarantena, le opzioni sono due:
o copre il datore di lavoro o scatta il taglio in busta paga.
Unimpresa ha calcolato che si può arrivare fino a mille euro per due settimane di assenza.
Per tutti quei lavoratori che nel 2021 hanno fatto la quarantena l’Inps chiederà indietro i soldi?
Quarantena Inps non paga più: sindacati infuriati.
Tutti coloro che risultano effettivamente positivi, infettati “in occasione del lavoro” restano coperti da Inail e Inps.
Ma la quarantena no per tutto il 2021.
Sono già a rischio quindi tutti i lavoratori che hanno effettuato l’isolamento fiduciario da gennaio a giugno di quest’anno.
Sono almeno 45mila i dipendenti che hanno osservato un periodo a casa per sospetti casi di coronavirus. Cosa li aspetta?
I segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Rossana Dettori, Angelo Colombini e Ivana Veronese, hanno preso in mano la situazione.
Lo scorso 10 agosto hanno inviato una lettera ai ministri Andrea Orlando (Lavoro) e Daniele Franco (Economia), chiedendo “un intervento normativo urgente”.
I lavoratori che hanno l’obbligo di effettuare la quarantena devono essere tutelati.
Inoltre hanno chiesto di proteggere tutti quei lavoratori fragili che dal 30 giugno per i quali saltare un giorno di lavoro non è più considerato come un giorno di ricovero ospedaliero.
Si parla di immunodepressi, malati oncologici, sottoposti a terapie salvavita e disabili gravi.