L’Inflazione morde l’Argentina

Argentina: nuova banconota da 2000 pesos.

È la più grande cartamoneta in circolazione ed arriva contro l’inflazione

Buenos Aires, 22.05.2023 agenzianova - L’Argentina è afflitta da un’impetuosa inflazione che ha superato il 100%. Per far fronte a questo stato di emergenza, lo Stato ha deciso di introdurre una nuova banconota da 2000 pesos, la più grande in circolazione fino ad oggi. Questa misura è stata adottata a causa del drastico deprezzamento della valuta nazionale e mira a migliorare il funzionamento degli sportelli automatici e a ottimizzare i flussi di cassa nel Paese.

La Banca centrale argentina (Bcra) ha messo oggi in circolazione una banconota da 2000 pesos. Il valore di questo biglietto raddoppia quello della banconota che fino ad ora aveva il valore più alto, ovvero 1000 pesos, finora il taglio più grande in circolazione era proprio la banconota da 1.000 pesos, lanciata nel 2017 con un valore pari a 55,5 dollari dell’epoca. La nuova banconota, che "sarà progressivamente distribuita attraverso la rete delle filiali bancarie in tutto il Paese", "ha rigorose misure di sicurezza", ha affermato la Banca Centrale. "Il modo in cui le persone effettuano i pagamenti nel nostro Paese sta subendo un cambiamento importante verso un maggiore utilizzo di mezzi elettronici, un processo che è stato fortemente promosso dalla Bcra attraverso misure e programmi innovativi e di grande impatto", difatti "questa banconota di valore più alto migliorerà il funzionamento degli sportelli automatici e allo stesso tempo ottimizzerà la traslazione di contanti", ha spiegato la Banca Centrale. Al cambio ufficiale, la banconota da 2000 pesos equivale a circa 8,59 dollari, ma al cambio informale, quello utilizzato dalla maggior parte degli argentini nella vita quotidiana, il suo valore scende a soli 4,08 dollari. Pertanto, il nuovo taglio rappresenta approssimativamente il prezzo di un panino e una bibita in un fast food.

Fino ad ora, la banconota di taglio più elevato in circolazione era quella da 1000 pesos, introdotta nel 2017 con un valore di circa 55,5 dollari all’epoca. Tuttavia, a causa dell’inflazione cronica, che ha raggiunto il 108,8% su base annua nel mese di aprile, e del continuo deprezzamento del peso argentino, il valore di questa banconota è sceso a soli 10,25 dollari al cambio ufficiale quando è stato annunciato il lancio del nuovo taglio da 2000 pesos a febbraio.

La nuova banconota da 2000 pesos renderà omaggio ai pionieri della scienza e della medicina argentina, presentando i ritratti di Ramon Carrillo (1906-1956), neurochirurgo, neurobiologo, ex ministro della Salute e promotore della vaccinazione, e Cecilia Grierson (1859-1934), la prima donna medico del Paese laureata nel 1886.

In questo periodo l’aumento dell’inflazione in Argentina sta diventando un problema serio, e il Governo sta cercando di evitare un collasso economico. Tuttavia, con un tasso di inflazione annuo che ha raggiunto il 109% ad aprile, le imprese al dettaglio e le banche stanno riscontrando notevoli difficoltà operative a causa del valore estremamente basso della banconota di taglio più alto in circolazione.

Attualmente, l’accesso al mercato valutario ufficiale è estremamente limitato a causa dei severi controlli sui capitali, e il peso argentino ha un valore molto inferiore sui mercati paralleli. Di conseguenza, molte persone sono costrette a pagare le bollette con ingenti quantità di contanti, e gli sportelli automatici spesso si trovano privi di denaro, soprattutto durante i fine settimana e i giorni festivi.

La Banca Centrale argentina ha dichiarato che, nonostante l’avanzamento del processo di digitalizzazione dei pagamenti, l’introduzione della banconota da 2000 pesos contribuirà a migliorare il funzionamento degli sportelli automatici e faciliterà il trasporto di contanti.

La crisi economica in Argentina rappresenta la questione centrale che influenzerà le prossime elezioni presidenziali previste per ottobre 2023. Tra i possibili candidati figura l’attuale ministro dell’Economia, Sergio Massa. Inoltre, la vicepresidente della Repubblica Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, ha annunciato che non si candiderà per ricoprire cariche nelle prossime elezioni presidenziali e legislative di ottobre. Nella sua lettera aperta ai militanti peronisti, ha affermato di non voler svolgere il ruolo di “mascotte del potere” per nessuna candidatura.

La situazione economica in Argentina rimane instabile, e il lancio della nuova banconota da 2000 pesos rappresenta un tentativo da parte del governo di affrontare l’inflazione e le sfide finanziarie che il Paese sta affrontando. Solo il tempo dirà se questa misura sarà in grado di stabilizzare l’economia e ripristinare la fiducia nella valuta nazionale.

Il Presidente Putin e il Principe bin Salman

Russia-Arabia Saudita: Mosca e Riad, i due principali produttori di petrolio all'interno dell'organizzazione

Il Presidente Putin con Principe Mohammed bin Salman, soddisfatti di cooperazione Opec+

Mosca, 21.04.2023 ansa - Il Presidente Russo Vladimir Putin e il Principe Ereditario Saudita Mohammed bin Salman hanno espresso soddisfazione per la cooperazione all'interno del gruppo Opec+ nel corso di una conversazione telefonica. Lo ha riferito l'Ufficio Stampa del Cremlino, citato dall'agenzia Interfax, secondo cui il colloquio svolto su iniziativa di Riad, il Presidente Putin e il Principe bin Salman si sono detti soddisfatti del livello di coordinamento nell'organizzazione Opec+ finalizzata ad assicurare la stabilità del mercato globale del petrolio.

 "Una serie di questioni di attualità nell'agenda bilaterale sono state prese in considerazione con accento sull'ulteriore espansione dei legami reciprocamente vantaggiosi nei settori commerciale, economico, degli investimenti e dell'energia.

È stata espressa soddisfazione per il livello di coordinamento nell'ambito dell'Opec+ al fine di garantire la stabilità del mercato petrolifero mondiale", ha affermato il Cremlino. Le parti hanno anche discusso le prospettive di cooperazione tra l'Arabia Saudita e l'associazione Brics (unione economica tra Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), nonché la situazione in Medio Oriente.

Mentre le azioni bancarie crollano, le materie prime risorgono

Il palladio potrebbe aver segnato il minimo pluriennale e puntare a forti rialzi

Bruxelles, 16.03.2023 proiezionidiborsa - Mentre i mercati azionari crollano sotto i colpi della Silicon Valley Bank e la Credit Suisse sembra sull’orlo del collasso, ci sono alcune occasioni interessanti che potrebbero svilupparsi sui grafici di alcune materie prime. Ad esempio, il palladio, metallo del gruppo del platino, tenero, duttile, lucente che si trova quasi sempre associato col platino e altri elementi del suo gruppo, nei minerali auriferi e cupronicheliferi, potrebbe aver segnato il minimo pluriennale.

Le materie prime: da osservare con attenzione anche il Natural gas che sembra in procinto di lasciare alle spalle un minimo importante. Inoltre, sia l’Argento che l’Oro sembrano pronti per uno slancio sia di breve che di medio e lungo termine. Da segnalare anche l’Avena che potrebbe essere pronta per scatti davvero importanti. Il palladio potrebbe aver segnato il minimo pluriennale e puntare a forti rialzi, ha chiuso la giornata di contrattazione del 15 marzo al prezzo di 1.455,5. Dall’inizio di quest’anno ha segnato il minimo a 1.333 e il massimo a 1.852. Nel corso del 2022 dopo anni di fortissimi rialzi il palladio ha segnato il massimo a 3.477.

Negli ultimi giorni si stanno affollando interessanti divergenze rialziste proprio su livelli importanti di prezzo. Il movimento discendente degli ultimi mesi non ha trovato supporto nè sulla 200 e 400 settimanale, mentre proprio sulla 600 sembra che si possa creare una solida base di ripartenza.

La velocità delle medie mobili appena indicate è positiva, come la loro inclinazione. Se la seduta di contrattazione del 17 marzo chiuderà su livelli superiori ai 1.477, le probabilità che un minimo rilevante sia stato segnato saranno davvero elevate.

La prima resistenza di breve termine è collocata in area 1.525. La chiusura di questa settimana di 1.477, e il successivo superamento dei 1.525 potrebbe far partire un “potente swing rialzista” con obiettivo di medio termine verso l’area di 1.830 e poi 2.151. Questo è un percorso campione che poi andrà analizzato di volta in volta con continuo monitoraggio dei supporti e delle resistenze che di volta in volta si formeranno.

Silicon Valley Bank è crollata

Elon Musk profumo d’affari per Silicon Valley Bank: “Aperto all'idea” di comprarla.

Washington, 12.03.2023 lastampa -  Elon Musk profumo d’affari per Silicon Valley Bank: “Aperto all'idea” di comprarla. Si muove Biden. Il miliardario risponde al suggerimento di Min-Liang Tan, amministratore delegato di Razer secondo cui «Twitter dovrebbe acquistare Svb e diventare una banca digitale». Elon Musk è «aperto all'idea» che Twitter acquisti la Silicon Valley Bank, fallita improvvisamente venerdì. Su Twitter a proposito del fallimento, infatti, in risposta a un utente che proponeva che il social network acquistasse la banca, il miliardario ha risposto: «Sono aperto all'idea». Il miliardario ha risposto al suggerimento di Min-Liang Tan, amministratore delegato di Razer, che vende computer da gioco, secondo cui «Twitter dovrebbe acquistare Svb e diventare una banca digitale». Anche altri utenti hanno manifestato il loro sostegno alla proposta. Musk, che ha contribuito al lancio di PayPal, ha rilevato Twitter per 44 miliardi di dollari a fine ottobre. Il suo obiettivo è quello di aggiungere i pagamenti alla piattaforma, cosa che presumibilmente l'acquisizione di Svb potrebbe favorire. Intanto il presidente Usa Joe Biden ha chiamato il governatore della California per discutere del fallimento della Silicon Valley Bank, il più grande crollo di una banca Usa dalla crisi Lehman Brothers del 2008. Lo riferisce la Casa Bianca in una nota. «Il presidente e il governatore hanno discusso dei modi per affrontare la situazione», si legge nel comunicato.

Elon Musk interessato alla Silicon Valley Bank

Londra, 12.03.2023 open - Crac Silicon Valley Bank, la vendita a “spezzatino” per frenare il contagio: fallita anche la filiale di Londra. Elon Musk tentato dall’affare. La banca sarà spacchettata per procedere alla vendita delle sue attività e mettere i titoli sani al sicuro. Nel disastro della Silicon Valley Bank spunta anche il nome di Elon Musk che, sollecitato su Twitter a proposito del fallimento della banca californiana, si è detto «aperto all’idea» di un suo intervento. Se sia l’ennesima sparata del miliardario statunitense o un concreto interesse lo chiarirà solo il tempo (anche per l’acquisto di Twitter all’inizio in pochi credevano che l’affare andasse in porto). Nel frattempo l’attesa è per l’inizio di una vendita “spezzatino” delle attività della sedicesima banca Usa, che pareva in buona salute prima che dichiarasse bancarotta. Svb poteva vantare attivi per 212 miliardi di dollari, dopo aver comprato titoli sicuri tra cui T-Bond a lunga scadenza e mutui garantiti dallo Stato che ripagavano a interesse fisso. Complice però il rialzo dei tassi, nel momento in cui la banca ha dovuto vendere il problema è esploso: il valore nominale dei titoli che la banca aveva in pancia si è rivelato inferiore al reale prezzo di mercato. Venendo così 21 miliardi di dollari in bond, Svb ha perso quasi 2 miliardi.

Un problema che, ricorda il Wall Street Journal, riguarda almeno altre 24 grandi banche Usa, che si ritrovano una differenza del 14% tra il valore nominale dei titoli che possiedono e quello di mercato in questo momento. Il rischio contagio nel Regno Unito. I guai per Svb si sono allargati al Regno Unito, dove aveva aperto la prima filiale all’estero. Bank of England ha annunciato la procedura di insolvenza per la controllata britannica, rassicurando comunque sul fatto che Svb nel sistema bancario di Londra ha una presenza limitata e non rischia di creare un problema sistemico. Anzi, secondo indiscrezioni di stampa citate dal Corriere della Sera, sul ramo britannico di Svb vorrebbero mettere le mani i primi concorrenti, tra cui Bank of London.

La crisi si allargherà?

Svb: perché si è schiantata la Banca della Silicon Valley

California, 10.03.2023 startmag - Svb, la banca di riferimento per le startup della Silicon Valley, rischia grosso: per coprire un buco di 1,8 miliardi è stata costretta a vendere azioni, mentre il suo titolo precipita. La crisi si allargherà all’intero settore? Il gruppo finanziario statunitense SVB Financial Group – che possiede Silicon Valley Bank, una delle più grandi banche commerciali degli Stati Uniti e la più importante nel distretto tecnologico della California – è in difficoltà. Giovedì le sue azioni sono crollate di oltre il 60 per cento, con una perdita di valore di 80 miliardi di dollari; nel frattempo, l’istituto tenta di convincere i clienti che i loro soldi sono al sicuro. Molti dei principali “capitalisti di ventura” americani, come il cofondatore di PayPal Peter Thiel, si stanno però ritirando.

UN BUCO DA 1,8 MILIARDI - Mercoledì SVB ha avviato un’operazione di vendita di azioni da 1,75 miliardi di dollari con l’obiettivo di irrobustire il proprio bilancio dopo il buco da 1,8 miliardi provocato dalla vendita (in perdita) di un portafoglio obbligazionario da 21 miliardi; una mossa fatta per compensare il calo dei depositi. Il portafoglio, composto principalmente da titoli di stato americani, aveva un rendimento medio dell’1,79 per cento, di molto inferiore al rendimento dei beni del Tesoro a scadenza decennale (3,9 per cento).

L’IMPORTANZA DI SVB PER LA SILICON VALLEY - SVB è una banca fondamentale per le startup delle Silicon Valley, dove ha sede (più precisamente a Santa Clara, al centro dell’hub tecnologico): è infatti la creditrice di riferimento per quasi la metà delle aziende tecnologiche o sanitarie statunitensi sostenute da grandi finanziatori che si sono quotate in borsa nel 2022, scrive Reuters. L’agenzia spiega che le difficoltà di SVB sono legate anche all’aumento dei costi di finanziamento deciso dalla Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, durante l’anno scorso, e all’inflazione elevata.

L’INTERVENTO DI GENERAL ATLANTIC - La società di private equity General Atlantic ha detto che acquisterà azioni di SVB per un valore di 500 milioni di dollari.

I PIANI FUTURI DI SVB - SVB ha dichiarato che i fondi raccolti attraverso la vendita delle azioni verranno reinvestiti nelle passività a breve termine, e che raddoppierà il suo prestito a termine a 30 miliardi di dollari. La banca ha detto inoltre di aspettarsi tassi d’interesse più elevati, e mercati pubblici e privati sotto pressione. “Quando vedremo un ritorno all’equilibrio tra gli investimenti di rischio e la liquidità bruciata, saremo ben posizionati per accelerare la crescita e la redditività”, ha spiegato il presidente e amministratore delegato Greg Becker. SVB, ha aggiunto, è “ben capitalizzata”.

L’IMPATTO SUL SETTORE BANCARIO - Anche se non tutti gli analisti credono che SVB stia vivendo una crisi di liquidità – è il caso di quelli di Wedbush Securities per esempio -, si teme che le difficoltà del gruppo finiscano per contagiare il più ampio settore bancario, a partire da quello californiano. Le azioni di First Republic, una banca con sede a San Francisco, hanno perso infatti oltre il 16,5 per cento. Ma anche gli istituti finanziari americani più grandi sono stati danneggiati: Wells Fargo è calata del 6 per cento, JPMorgan del 5,4 per cento, Bank of America del 6 per cento e Citigroup del 4 per cento.

Crolla Piazza Affari

Piazza Affari in forte calo trascinata dalle Banche, Silicon Valley Bank chiusa dalle autorità Usa

Milano, 10.03.2023 rainews - Le borse europee hanno chiuso in forte calo. Per il Ftse Mib di Milano -1,56 per cento, in linea con Londra, -1,68%. Solo di poco inferiore la discesa di Francoforte e Parigi (entrambe -1,3%) dove il settore bancario è relativamente meno pesante. Le banche oggi sono state protagoniste in negativo in Europa: a Milano -2,75% per l'indice di settore. Tra i cali maggiori quelli di Fineco, -4,58, Bper Bank, -4,47%, Banca Mediolanum, -3,52%. Unicredit è scesa del 3,12%, Intesa Sanpaolo dell'1,96%. A Wall Street -0,26% per il Dow Jones, dopo il -1,65% di ieri, -0,48% per il Nasdaq; a metà pomeriggio erano tornate positive. Le borse americane avevano subito il calo per le banche ieri.

Per capire il calo delle banche bisogna partire da due casi. Quello di Silvergate Bank, una banca importante nel settore delle criptovalute, che ha annunciato la chiusura. E soprattutto quello di Silicon Valley Bank, che ieri ha visto un calo delle azioni del 60%, oggi nelle contrattazioni pre-apertura scendeva di un altro 62%, poi il titolo è stato sospeso in attesa di comunicazioni. Mercoledì sera la banca ha comunicato che stava cercando di raccogliere oltre 2 miliardi di dollari di capitale a causa dell'impatto dell'aumento dei tassi di interesse. I clienti di questa banca sono soprattutto delle startup tecnologiche, che normalmente hanno finanziamenti da investitori di venture capital. Sembra che con l'aumento dei tassi e del costo dei finanziamenti queste società abbiano avuto problemi di liquidità, hanno ritirato i depositi. Questo ha portato la banca a dover vendere obbligazioni a lungo termine per far fronte a queste richieste di ritiro dei soldi e ciò ha generato un buco patrimoniale e alla necessità di vendere azioni per 2 miliardi.

Nel tardo pomeriggio la banca è stata chiusa dalle autorità statunitensi, che hanno preso il controllo dei depositi dell'istituto. Lo ha annunciato la Federal Deposit Insurance Corporation, un'agenzia indipendente del governo degli Stati Uniti che fornisce un'assicurazione sui depositi delle banche membri. Tutto questo in un giorno in cui sono arrivati i dati sul lavoro negli Stati Uniti. Sono stati creati 311mila posti, contro i 205mila attesi. Tuttavia il salario medio, su base annuale, è salito del 4,6%, un decimo meno delle attese e in salita di due decimi rispetto a gennaio. Dopo la diffusione dei dati il rendimento dei titoli di Stato Usa a 10 anni è sceso di 22 punti base, a quota 3,69%, segno che il mercato non ritiene probabile un incremento di 50 punti base dei tassi da parte della Fed nella riunione del 21 e 22 marzo. Inoltre, l'andamento degli swap dopo i dati sul mercato del lavoro americano suggeriscono un taglio del costo del denaro di 25 punti base entro la fine dell'anno.